SANREMO E SAN RENZI


Editoriale del 25 febbraio 2014

Mentre il Festival di Sanremo si crogiolava nella nostalgia del passato, celebrando Franca Valeri e le Kessler, Tito Stagno e la Carrà o ricordando Jannacci e De Andrè, Abbado e Dalla, si formava il governo più giovane della repubblica italiana, guidato da un presidente del consiglio trentanovenne che promette future meraviglie in tempi veloci. Da una parte si registrava la sfiducia nell’oggi, cercando di ricostruire la nostra identità sulle glorie di ieri, fondamento sicuro di una memoria comune e di valori condivisi, siano pure quelli effimeri e leggeri del rutilante mondo dello spettacolo. Dall’altra si lanciava una speranza nel domani, una promessa di energia e di cambiamento in una politica ormai stremata. Lo struggimento per il dadaumpa e il tuca tuca si nutre della disillusione per il ballo delle poltrone. Al restauratore Fabio Fazio si contrappone il rottamatore Matteo Renzi. Chi dei due sia più lungimirante si vedrà presto. Se il governo lavorerà bene, sarà uno spasso archiviare in soffitta la melensaggine dei ricordi dello spettatore ultraquarantenne della Rai in bianco e nero. Altrimenti in bianco e nero (più nero che bianco) ci finirà la realtà attuale e ventura, al cui confronto ci sembreranno coloratissime le commemorazioni dell’immaginario della nostra giovinezza, più luminoso e suggestivo del grigiore di un’altra delusione politica. Così, se Renzi si rivelerà un altro Monti o un altro Letta, Fazio riuscirà nei prossimi anni a commuoverci pure con il ballo del qua qua, Furia cavallo del West, la Tribuna Elettorale di Ugo Zatterin e i Cugini di Campagna. Ritroveremo la nostra anima o dovremo rimpiangere Anima mia?

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

Giovane giovane (Testa – Donaggio, 1963) è cantata da Pino Donaggio

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