GARLASCO


Editoriale del 12 maggio 2026

Garlasco è un paesino di novemila abitanti vicino Pavia, mai sentito nominare prima dalla stragrande maggioranza degli italiani. Oggi è il nome più cliccato sulla rete, più famigerato in tv, più ossessivo sui giornali. Tutto comincia nell’agosto 2007 con una telefonata alla polizia: “Credo che abbiano ucciso una persona. Forse è viva, non ne sono sicuro”. E all’operatore del 118 che chiede se la vittima sia una parente, la risposta è “No, è la mia fidanzata”. Se questa telefonata vi sembra strana, tutto il resto lo sarà ancora di più. Perché l’autore della telefonata viene accusato di essere l’assassino (io lo avrei scagionato subito, perché non può essere l’assassino chi fa una telefonata così stralunata) ma, per mancanza di prove, viene assolto. E, nel processo di secondo grado, viene assolto di nuovo. Poi, la Cassazione nel 2015 rovescia i due verdetti e lo condanna a 16 anni di galera. Nel 2020 il condannato chiede la revisione del processo, ma gli viene negata. Nel 2025 arriva un avviso di garanzia per quel delitto di diciott’anni prima, dopo che il colpevole è in galera da dieci anni, a un amico del fratello della vittima, per “concorso in omicidio”, come fosse un complice del colpevole (che però, secondo il verdetto, aveva fatto tutto da solo). Si scoprono impronte, si lavora di DNA, tutte le (poche e malferme) prove che avevano portato alla condanna del fidanzato svaniscono una per una. Il padre del nuovo imputato viene accusato di aver pagato all’epoca alcuni magistrati. Lo scontrino di un parcheggio che era l’alibi del nuovo imputato si scopre appartenere alla mamma di lui. Il nuovo imputato chiacchiera da solo in macchina, dicendo che aveva visto filmini erotici della vittima col fidanzato, che telefonava alla vittima ma lei gli riattaccava in faccia perché non gli voleva nemmeno parlare, e siccome è intercettato ci sono le registrazioni di questi soliloqui. E siccome è pure pedinato, va a buttare in un cestino lontano da casa un foglietto con appunti frammentari sull’omicidio. In tutto questo, la famiglia della vittima rimane ostinatamente convinta che il colpevole è il fidanzato e il fratello della vittima si dichiara ostinatamente convinto che l’amico è innocente. Mai avrei pensato di dedicare un editoriale al caso della morte di questa povera ragazza, uccisa dai media da vent’anni. Se lo faccio è perché Garlasco è andato molto oltre la cronaca nera, l’errore giudiziario, la morbosità erotica. È diventato l’emblema degli errori allucinanti della mente e della tragica assurdità della vita. Di tutti quelli coinvolti nella dolorosa vicenda (imputati, investigatori, giudici, parenti) e anche di tutti noi. Ci insegna che il mondo è troppo sgangherato perché noi possiamo pretendere di scoprire con certezza il vero colpevole.      

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Mai avrei pensato di dedicare un editoriale al caso della morte di questa povera ragazza, uccisa dai media da vent’anni. Se lo faccio è perché Garlasco è andato molto oltre la cronaca nera, l’errore giudiziario, la morbosità erotica. È diventato l’emblema degli errori allucinanti della mente e della tragica assurdità della vita.” Da GARLASCO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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