IL BAMBINO SMARRITO


Editoriale del 25 aprile 2015

“Capitano, il suo bambino s’era perso. L’ho trovato che giocava coi gabbiani in riva al fiume.”
“Non devi allontanarti da solo. Può essere pericoloso!” Sgrido il bambino e ringrazio il meteorologo di Aristan che me l’ha riportato a casa.
Questo colloquio si svolgeva alcuni anni fa e il bambino non era mio figlio, contrariamente a quanto tutti pensassero, bensì mio padre. Il fatto è che era tanto vecchio che si era rimpicciolito al punto d’avere la statura di un bambino di quattro o cinque anni; anche i lineamenti, dopo una fase di incartapecorimento, si erano addolciti e gli erano ricresciuti i capelli, che ora portava a caschetto. Insomma era in tutto simile a un bimbo, solo che la cataratta l’aveva reso cieco e la voce era così flebile che chi non aveva un ottimo udito pensava che fosse muto. La moglie, la quinta, una ragazza di vent’anni, quel giorno l’aveva vestito con un completino all’inglese, calzoni corti al ginocchio e giacchetta blu coi bottoni dorati; molto vanitoso come tutti gli anziani, era voluto uscire per farne sfoggio.
Andato via il meteorologo, lo consolai e presi a giocarci, lanciandolo in aria e riprendendolo al volo più volte. Lui rideva afono e quando lo rimisi a terra mi parve di udire, ma forse mi sbagliavo nonostante allora avessi ancora un ottimo udito: “Dai, ora giochiamo coi soldatini.”

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

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