Ricordo solo che stavo salendo a casa mia quando sono svenuto.
Mi ricorda mio nipote, che stava uscendo da casa di mia madre dopo cena, d’aver sentito un terribile rumore.
E mi hanno visto in un bagno di sangue nel pianerottolo di mia madre.
Ho sentito a un certo punto l’anima andare via.
E mi sono ritrovato in un meraviglioso campo fiorito nel quale mi sentivo felice come non mai.
Davanti a me vedevo venirmi incontro le persone a me più care.
Mio padre, i miei nonni, i miei zii, i miei suoceri.
Ed ero pieno di gioia.
Poi sentii un rumore lontano.
Il pianto di mio fratello, dei miei nipoti, le preghiere di mia madre.
E vidi mia figlia, incinta.
E mi rivolsi a Dio chiedendogli che mi lasciasse su questa terra ancora almeno sino a quando sarebbe nato mio nipotino, per poterlo prendere in braccio, e benedirlo e stringerlo forte al cuore.
Aprii gli occhi e vidi i miei cari in lacrime.
E sentii i barellieri che mi conducevano nella sala operatoria urlare “ha aperto gli occhi”.
Ma è stato un istante appena.
Li ho richiusi perdendo nuovamente conoscenza.
Pare che i chirurghi abbiano lavorato tutta la notte per circa 12 ore per cercare di rabberciare il mio stomaco divorato dal cancro.
Sono stato risvegliato dalla carezza di mia figlia sul mio capo.
E ho aperto gli occhi.
Rivedere la luce dopo un lungo buio è emozione profonda.
Ero pieno di tubi in gola, nel naso, sul corpo.
Una dozzina di tubi.
Non riuscivo quasi a parlare.
Con grande fatica ho spostato il mio capo per dare un volto alle voci.
Una parte della famiglia era lì, nella mia stanza.
Il resto lassù.
Ho sollevato la mano con grande dolore – la morfina lo lenisce ma non lo annulla – e ho accarezzato la pancia di Caterina che aveva preso tre voli durante la notte per venire da me.
“Come sta?”, le domandai.
“Da calci, babbo, da calci”.
“È un bambino forte”, commentai.
“Ha voglia di uscire. Non vede l’ora che tu lo prenda in braccio”.
Nel mondo è tutta una questione d’amore, ho pensato.
E ho chiuso gli occhi, per evitare le lacrime.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Nel mondo è tutta una questione d’amore, ho pensato.” Da IL GIORNO IN CUI SONO MORTO – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



