Salmo 547 – I PROFETI SONO MEGLIO CON UN PO’ DI IRONIA


Editoriale del 28 marzo 2026

Tra le storie sul profeta Eliseo, eccone una con diverse stranezze, che forse diventano interessanti se sospettate che i racconti di miracolo possano nascondere cose più normali. Isolo con un trattino i singoli momenti della breve “sceneggiatura”:

-Eliseo tornò a Gàlgala. Nella regione c’era carestia.

– Mentre il gruppo dei profeti era riunito davanti a lui, egli disse al suo servo:

«Metti la pentola grande e cuoci una minestra per tutto il gruppo». 

– Uno di essi andò in campagna per cogliere erbe selvatiche e trovò una specie di vite selvatica: da essa colse frutti come zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra,

– anche se non li conosceva. 

– Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: «Nella pentola c’è la morte, uomo di Dio!».

– Non ne potevano mangiare. 

     – Allora Eliseo ordinò: «Prendete della farina»,

– e la versò nella pentola e disse: «Danne da mangiare a questa gente».

– E la mangiarono e non c’era più nulla di cattivo nella pentola.

Domanda: forse il racconto ha solo lo scopo di ricordare il potere “straordinario” di Eliseo? Perché allora mostrarlo con un gesto del tutto “ordinario” di un cuoco che sa mischiare gli ingredienti che ha disposizione? Il racconto mostra il profeta che in un primo momento dà un ordine senza alcuna istruzione, mentre solo in un secondo momento dice di prendere della farina. Non è forse su quest’ordine senza istruzioni che il servo, uno del gruppo dei profeti, si precipita in campagna a raccogliere frutti selvatici? Il testo, a questo punto, sottolinea che li cucina pur non conoscendole, ma lo dice con una frase che in ebraico può essere ambigua: «li spezzetta nella pentola, perché non li conosceva». Evidentemente, il testo suppone che il servo-profeta crede di avere un buon motivo per sfidare quelle regole di prudenza minima che sicuramente conosce. Così, mentre il servo-profeta sfida il buon senso essendo sicuro in un miracolo, tutti alla fine si accorgono che il miracolo non è arrivato. Paradossalmente, invece, il miracolo arriva nel gesto ordinario di un profeta-cuoco, che però il testo adesso chiama “uomo di Dio”, che sa mischiare bene gli unici ingredienti a disposizione, anche quando sono dannosi. Un racconto di miracolo per evidenziare le possibilità miracolose dei gesti più semplici? Sembra proprio di sì, a condizione di condividere quel minimo di ironia che il testo nasconde, e che, oggi, solo per miracolo, è possibile riscoprire, andando oltre le più facili interpretazioni e prediche buoniste.

Succede anche con il profeta di Nazaret, presentato simile ad Eliseo, che di fronte a migliaia di persone affamate, chiese a quelli del suo gruppo:

«Quanti pani avete? Andate a vedere».

Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».

Niente in fin dei conti. Niente? Allora si può fare! Bastava solo saperlo! Prima del potere dei miracoli, quel profeta, come Eliseo, conosceva il potere dell’ironia delle cose impossibili, la sola che permette di sognare cose vere.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

«Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». Da Salmo 547 – I PROFETI SONO MEGLIO CON UN PO’ DI IRONIA – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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