IL LABIRINTO NEL QUALE MI RITROVO


Editoriale del 22 dicembre 2024

Mi perdo nel labirinto dei miei giorni convulsi sin da prima di nascere.

E già l’uscita dalla pancia di mia madre pare sia stato un inghippo complesso dal quale mi sono liberato dopo due giorni di laborioso travaglio nel quale stavamo per morire io e lei non comprendendo come fosse stretto il cordone ombelicale sul mio collo.

Poi l’ho ritrovato in ogni momento della mia esistenza come lo ritrova il lettore nell’aleph di Borghes.

Quindi l’ho rivisto in una domus de Janas, inciso per terra come fosse la predella di un ipotetico camino.

E li ho capito di cosa si trattasse: il camino è l’immagine del cervello liberato della calotta cranica.

Solo che la labirintica massa cerebrale non è il luogo del ragionamento ma quello della memoria, cioè il deposito di ciò che abbiamo visto e sofferto nel corso della nostra storia non solo personale ma collettiva.

L’intelligenza si forma in modo diverso, non ancora completamente compreso, nel dialogo fra ipotalamo e ipofisi, che funzionano come due interconnessi microchip che stanno alla massa cerebrale come il software sta alla ram.

L’aleph è qui.

Nella danza degli atomi di Rumi,

Nella coscienza cristiana di Lonergan.

In quel meccanismo che ci spinge a decidere velocemente cosa fare in qualunque evenienza.

E l’aleph sono io, con la mia labirintica angoscia, che mi perdo nel reticolo di drammi della grotta della mia coscienza come Marco Flaminio Rufo.

E perché Teseo ha ucciso il Minotauro?

Semplicemente perché questo non si è difeso: la morte era l’unico modo che avesse per liberarsi dal labirinto della sua esistenza.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“L’aleph è qui.

Nella danza degli atomi di Rumi”

Da IL LABIRINTO NEL QUALE MI RITROVO – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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