IL MISTERO DEL CANNETO


Editoriale del 28 febbraio 2013

Sono ancora in malattia (lo psichiatra mi ha dato trenta giorni). Il riposo forzato mi è stato utile per tentare di risolvere un mistero che mi tormenta da tempo, un mistero legato a un quadro. Sono dieci anni che lo possiedo; l’ho acquistato in un mercatino dell’usato, autore ignoto. Mi ha affascinato da subito: è grande quanto la parete del mio studio dove l’ho appeso e rappresenta un fitto intreccio di canne palustri che si susseguono e si intricano da un primo a un secondo piano, a un terzo e all’infinito. In basso a sinistra, scritto con una calligrafia infantile in contrasto con la matura complessità ed elaborazione manieristica della pittura, il titolo:
Uomo nascosto in un canneto.
Da dieci anni lo studio e cerco di individuarvi l’uomo nascosto; ho esaminato ogni millimetro con la lente d’ingrandimento: a volte m’è parso di riconoscerne un occhio, una volta il mignolo della mano destra ma poi ho sempre dovuto ammettere l’errore. È diventata un’ossessione, per dieci anni la mia ragione di vita. Poi, ieri notte: non riuscivo a prender sonno perché mi sembrava d’aver riconosciuto un ombelico a destra, in basso nel quadro, in una piccola porzione particolarmente lucida. Mi sono alzato e mi sono avvicinato fino a pochi centimetri da quella piccola porzione del dipinto; la luce alle mie spalle proiettava la mia ombra sul quadro, sulle canne in primo piano, in secondo e all’infinito. La canna in terzo piano aveva una finitura pittorica lucida, riflettente: a specchio. Allora finalmente l’ho visto. L’ho visto, l’uomo nascosto nel canneto.

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Dov’è dov’è (1990) canta Claudio Baglioni.

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