IL PIACERE SECONDO KAIBARA


Editoriale del 19 gennaio 2025

Mi avvicinai a Ekken Kaibara per i suoi studi botanici e letteralmente divorai il suo “Ya mato Honz”, un atlante di botanica del sol levante che Kaibara pubblicò attorno al 1705.

Libro meraviglioso, che scava all’interno dell’essenza delle piante con quella stralunata gaiezza shintoista difficile da spiegare a chi non conosca lo shintoismo.

Grazie a questo volume scoprii un’opera ancor più straordinaria, “La morale femminile”, che lessi in inglese e ignoro se sia mai stata tradotta in italiano, che Kaibara scrisse con l’adorata moglie Token, raffinata poetessa.

In quest’opera Kaibara riesce a trasformare lo spiritualismo del Kama in un nobile materialismo che affonda nelle ragioni etiche del piacere per ricercare le motivazioni profonde della gioia.

Il kami, come noto, rappresenta il corpo del nume, ovvero la reliquia presso cui il kami trasfonde la sua essenza, che può essere una katana o un giardino di ghiaia.

Fu proprio meditando sulle opere di Kaibara che Morihei Ueshiba fondò cento anni fa l’aikido, un’arte marziale straordinaria, che trova i suoi elementi essenziali nel Taigi Roku, che credo si possa tradurre in italiano con “il grande dubbio”. In quest’opera estremamente complessa Eikken. Kaibara sostituisce alla concezione dualista di ZhuXi (uno dei più grandi esegeti di Confucio) della forza materiale e del principio immanente in tutte le cose, la presenza di una sola forza creativa: la forza materiale.

Nell’aikido questa trasformazione diventa evidente: il principio immanente diventa forza materiale, il kama si identifica nella spada, la reliquia diventa al contempo essenza e potenza in sé.

Mi chiedo cosa sia la forza del nume.

E cosa l’immanenza.

Afferro l’essenza della spada.

Tutto si svela.

Dice Kaibara in uno dei suoi libri pedagogici mentre pensava alla moglie:

“Un uomo sa spendere un milione di monete per maritare una figlia ma non ne sa spendere centomila per istruirla.”

È più propenso, cioè, a investire su una dote materiale che sulla ben più importante dote morale.

In effetti capita così ogni giorno.

Gli uomini spendono centomila euro per mostrare attraverso un’automobile la loro potenza ma sono restii a investirne 20 per comprare un libro grazie al quale aprire un varco sulla propria essenza.

 Apparire è preferibile all’essere.

Accarezzo la spada.

Niente è come sembra.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Apparire è preferibile all’essere.

Accarezzo la spada.

Niente è come sembra.”

Da IL PIACERE SECONDO KAIBARA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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