IL PITTORE CIECO E LA FAMIGLIA STRAORDINARIA


Editoriale del 23 marzo 2025

Intervistai Mario Delitala il 16 settembre del 1987. Festeggiava quel giorno il suo centesimo compleanno.

Per me era un mito.

Il suo capolavoro – la cacciata de s’arrendadore – che incantato avevo più volte ammirato nella sala consiliare del comune di Nuoro, era per me il simbolo della possibile autonomia della Sardegna.

Giunsi timoroso nella sua casa sassarese, splendidamente accolto dalla anche lei ormai anziana figlia assieme alla quale viveva.

Entrai nel suo studio: lui dipingeva su una tela con singolare maestria un ritratto di donna.

Non mi degnò di uno sguardo e non capivo perché, limitandosi a rispondere al mio saluto restando ieraticamente in piedi col pennello in mano.

Era completamente cieco.

Me ne accorsi quando imperiosamente ordinò alla figlia “ocra”.

E costei gli diede un po’ di colore che lui con le dita impastò.

Poi usò il pennello con straordinaria precisione senza però guardare ciò che dipingeva.

“È cieco”, mi disse la figlia.

“Non l’aveva capito?”, mi domandò.

Restai senza parole e balbettai un “no”.

Poi voltai gli occhi e vidi una fotografia antica su un mobile alla sua destra.

“Le piace quella foto?”, mi chiese.

Non riuscii a capire come avesse fatto a intuire la direzione del mio sguardo. Ma risolvette egli stesso il mio imbarazzo.

“Non può non restarne incantato”, mi disse: “è una foto di famiglia. Quello in costume sardo era mio padre, Bardilio, medico condotto del mio paese, Orani. Poi mia madre, anche lei in costume, la piccolina è mia sorella Anita, mio fratello Giacomo e, accanto a me, il maggiore, Francesco, Fu il maestro della traumatologia europea. Nel 1957 gli diedero tre mesi di vita per un terribile tumore allo stomaco. Io piansi quando mi diede la notizia ma lui mi tranquillizzò dicendomi che la morte arriva quando la testa si stanca di vivere. Morì infatti 26 anni dopo, a 100 anni suonati. Si era semplicemente stancato di stare qui perché le mani non gli consentivano più d’essere quello che sempre era stato: un artista dell’innesto d’ossa. Io riesco a disegnare ancora: la vista se ne è andata ma la mano è ferma”.

Mi ricordai delle sue parole quando un terribile tumore divorò il mio stomaco. Mi diedero tre mesi di vita quasi sette anni fa. E ogni tre mesi mi danno tre mesi. Ma la mia fede nella vita è incrollabile. Faccio 3 pet-tac all’anno: i medici si concentrano su stomaco e polmone, facendomi funeste previsioni sulle macchie che osservano crescere in quella zona. Io sul cervello. Sino a quando non ci sono metastasi da quelle parti credo che resterò qui.

Quando andai via mi diede tre baci. Scoprii così che era massone dal 1914.  Infatti, credeva che la nostra vita fosse solo un vezzo del grande architetto dell’universo.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Intervistai Mario Delitala il 16 settembre del 1987. Festeggiava quel giorno il suo centesimo compleanno.

Per me era un mito.”

Da IL PITTORE CIECO E LA FAMIGLIA STRAORDINARIA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

« Archivio »

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA