IL PROFUMO DELL’UNIVERSO


Editoriale del 28 luglio 2013

Quando parto, il mio olfatto si acuisce: l’odore di plastica del finger, il tunnel che conduce all’aeromobile, quello metallico della cabina, come un ambulatorio di radiologia. Poi la gente: alcuni profumano d’incenso e fiori, altri di onde del mare, altri ancora di cera, quella bianca delle candele, ma anche di cassetti, di erba bagnata, di antibiotici, di limone, di letto, di pane, di morte. Immagino che odore abbiano prima che mi passino davanti e in genere ci azzecco. Alcuni tendono a coprire la propria identità anche sotto quest’aspetto, perciò lasciano una scia di profumi costosissimi e raffinati o dozzinali; hanno lo stesso odore della paura, quello di un sudore fresco e acidulo che svetta, a dispetto di qualsiasi copertura. Oggi è arrivato a bordo un indiano, con l’incedere lento, il sorriso gentile; un aroma più veloce di lui mi ha raggiunto prima che pensassi di indovinarlo. Sapeva di liquirizia purissima -quella dei legnetti- e di zenzero, di lino, di zucchero a velo, di velluto rigato, di cannella, di talco in polvere. L’ho riconosciuto subito perché è lo stesso profumo che filtra dall’esterno, nonostante le chiusure ermetiche, quando siamo ad alta quota, molto lontano da terra.

Giovanna Ferraro
(Assistente di Volo ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

L’odore (Gaber – Luporini 1974) cantata da Giorgio Gaber, fa parte dell’album 1974 Anche per oggi non si vola

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