IL TELECOMANDO


Editoriale del 4 giugno 2021

Il televisore lo si compra in due. Scegliendo misura, forma e dislocazione. È lì piazzato davanti alla famiglia, ma è lei, la moglie, che prende possesso del telecomando. L’uomo in generale o io in particolare, tuttalpiù riesce a strappare un bonus per la visione di qualche finale della Coppa dei Campioni o per le partite della squadra del cuore.
Curiosamente quando ci sono le partite del Cagliari c’è sempre un bellissimo film addirittura su Rai due, che inizia mezz’ora prima della partita e vostra moglie mal sopporta di dovere andare a vederselo in cucina, sullo schermo piccolo e si lamenta di non potersi gustare con pieno agio la visione di quel capolavoro.
Con l’avvento di Sky Q e della possibilità di registrare gli eventi, pensavo che il problema si sarebbe risolto in pieno accordo. Invece lei pretende che sia io a registrarmi la partita mentre lei si vede un film sulla vita di Joan Crawford, e vuol vedere come va a finire. Come vuoi che vada a finire? Lo sanno tutti, e anche lei lo sa. E poi viene a parlarmi del grande cinema d’autore, dei Leoni d’oro e di Ermanno Olmi.
L’evento sportivo non è come un film di dieci anni fa, o dell’anno scorso. Va vissuto in diretta, in contemporanea con tutta Italia, in qualche caso con tutto il mondo. Sapere che mentre tu stai gioendo, i tifosi della Juve, tanto per dirne una, cadono in disperazione. Stare in tensione per un rigore decisivo all’ultimo minuto, in solidarietà con tutti i tifosi amici. Esplodere di gioia e sentire quelli del piano di sopra.
Invece mia moglie (voglio immolarmi in nome di tutti) vorrebbe e quasi lo pretende, che mi guardassi la storia di Joan Crawford che maltratta la figlia, i suoi assistenti, i registi, i partners e già che c’è, anche me.
Capita che io ceda e me ne faccia una ragione, o meglio disfi la mia ragione. Nel mentre che Sky Q fa il lavoro per cui è stato comprato, alla fine del primo tempo telefona mio fratello, che non è sposato, che è un grande tifoso del Cagliari, e con voce scocciata senza neanche dirmi ciao e pronto, altrimenti l’avrei avvertito, mi fa: “Ma hai visto? Ho scommesso cento euro sulla vittoria dell’Inter e quegli stronzi si sono fatti fare tre goal dopo dieci minuti. Ma li hai visti i goal? Poi si è fatto espellere Škriniar. In dieci sono. E quando recuperano adesso. Continuo a guardarla solo perché voglio vedere come va a finire. Mi consolo soltanto perché il Cagliari sta vincendo”.
Gli rispondo con piccole inserzioni complici, mi vergogno a dirgli la verità e torno a guardarmi la Crawford che cerca in tutti i modi di non invecchiare.
“Cosa voleva tuo fratello? Telefona sempre quando c’è la scena principale” – “Mi stava dicendo quanto è indigna la Crawford. Anche lui si sta registrando la partita” – “Quale partita?”.
Quando ti capiterà di discuterne, scoprirai che il mondo della statistica è soggetto a consuntivi strabilianti. Sei tu che disponi sempre del televisore, ti vedi quello che ti piace, per via di una volta che hai voluto vedere la finale dei cento metri con Usain Bolt, e hai voluto vedere più volte anche il replay. Ben sapendo a un certo punto come andava a finire”.
Così mi ha detto.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“L’evento sportivo non è come un film di dieci anni fa, o dell’anno scorso. Va vissuto in diretta, in contemporanea con tutta Italia, in qualche caso con tutto il mondo.”
Da IL TELECOMANDO – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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