IO E ARGO: PANE, LARDO E FIABE


Editoriale del 18 gennaio 2026

Siamo seduti davanti al caminetto acceso io e lui, il mio Argo Dellisanti Liori.

Ci separano 58 anni e sei mesi di vita.

Ma siamo uguali, io e mio nipote.

Spumantini entrambi.

Ma buoni d’animo.

Due anni e dieci mesi, argento vivo.

Sessantun anni e 6 mesi, piombo esausto.

In una cesta il pane di Desulo.

In un’altra il lardo alto 20 centimetri dei miei maiali, cioè dei suoi maiali, solo ghiande e castagne, affettato con la mia vecchia Berkel rossa.

Metto la spianata di mamma sulle braci e la riscaldo.

Poi le fette di lardo sottilissime sul pane.

“Ancora mannoi, ancora”. Dice: “È buono moltissimo, mannoi, proprio moltissimo.”

Divora avido.

Divora avido.

Gli do la tazza con la spremuta delle arance di s’ortu de is paras di Milis.

“Buonissima, mannoi. Soddisfacente.”

Gli racconto dei frati camaldolesi che piantarono quel giardino di incanto.

E gli racconto di mannoi Piroi che aveva l’ovile dei maiali su una fenditura di roccia.

Glielo racconto in sardo con molti gesti.

“istrinta istrinta.”

“stretta stretta. E non cadeva.”

“No che non cadeva mannoi Piroi.”

“Perché non  cadeva?”

“Perché era balente.”

“E che vuol dire balente?”

“Che era il più coraggioso di tutti.”

“Come te mannoi?”

“Come me e come te.”

“Come me.”

“Devi essere sempre il più coraggioso.”

S”i mannoi, il più coraggioso.”

“E deve difendere le donne, i bambini e chi è debole.”

“Si mannoi, io difendo.”

“Altro lardo?”

“Sì…mangio moltissimo.”

“Perché?”

“Perché voglio diventare grande grande come te.”

“E come mannoi Piroi.”

“E coraggiosissimo.”

“Pane, lardo e spremuta e sarai balente.”

Sì, mannoi, balente sarò.”

“E difenderai?”

“Le donne e i bambini.”

“E i più?…”

“Deboli…”

“Vuoi altro pane e lardo?”

“No, mannoi. Voglio andare in azienda.”

“E che faremo?”

“Andiamo all’ovile di mannoi Piroi.”

“Ma è pericolosissimo.”

“Ma io non ho paura. Non ho nessuna paura.”

“Perché?”

“Sono balente, mannoi. Il più coraggioso.”

“Sei sicuro?”

“Sì. E poi ci sei tu.”

“Ci sono io.”

“Sempre con me, mannoi, e non avrò mai paura.”

“Sempre con te.”

E un groppo mi spezza la gola.

Ma i balentes non piangono, o no.

Non piangono neppue di gioia.

“Metti gli scarponi, deddeddu. Poi ti faccio fare i cosinzos uguali ai miei da Gianni Cuga. E un abito di velluto uguale al mio dalla sarta di Orgosolo.”

“Siiii mannoi, siiii”

“E montiamo a cavallo, io e te.”

“Io e te, mannoi, sempre con me.”

Sempre con te, deddeddu, sempre con te.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“E montiamo a cavallo, io e te.” IO E ARGO: PANE, LARDO E FIABE – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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