Andarsene all’altro mondo di questi tempi, se si è un personaggio pubblico, dà gran belle soddisfazioni. Non si sono ancora spenti gli echi delle commemorazioni di Pippo Baudo, definito il re d’Italia, che ora è Giorgio Armani il re d’Italia, celebrato per ore e paginate a media unificati. Se questi illustri novantenni fossero andati, come cantava Enzo Jannacci (amico di entrambi), al loro funerale “per vedere se la gente poi piange davvero”, sarebbero rimasti frastornati dalla grancassa funebre. Non si tratta di ridimensionare un conduttore televisivo che per mezzo secolo ha intrattenuto gli italiani orchestrando i giganti dello spettacolo internazionale, tantomeno un artista della moda che ha creato la bellezza e portato lustro all’Italia. Si tratta di ridimensionare un giornalismo stucchevole, dove i vip dichiarano di aver ricevuto da Armani almeno un abito in dono e i non vip testimoniano la squisita eleganza del defunto. Scrisse Hugo von Hofmannsthal: “Dei morti abbiamo fatto i nostri idoli; tutto ciò che hanno, l’hanno da noi; abbiamo trasfuso nelle loro vene il nostro sangue migliore; abbiamo cinto queste ombre di più alta bellezza e più meravigliosa forza di quanto la vita consenta; con la bellezza della nostra nostalgia e la forza dei nostri sogni. Di più: tutti i nostri pensieri di bellezza e di felicità sono fuggiti da noi, fuggiti dalla vita quotidiana… a noi non è rimasta che una vita infreddolita, una realtà insipida e vuota, una rinuncia dalle ali tarpate. Non abbiamo altro che una memoria sentimentale, una volontà impotente e l’inquietante dono dello sdoppiamento”. Lo scrisse più di cento anni fa per criticare i decadenti che svalutavano la vita esaltando l’arte. Dopo un secolo, non un’èlite ma tutti svalutiamo la vita esaltando i morti.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“ora è Giorgio Armani il re d’Italia, celebrato per ore e paginate a media unificati.” Da IPERBOLICI ADDII – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)


