È vero che, se un cristiano seguisse davvero il Vangelo, la vita per lui diventerebbe impossibile? Dire sempre la verità, condividere tutto con i poveri, accogliere gli stranieri, rispettare alla lettera i dieci comandamenti significherebbe distruggere qualsiasi legame professionale, sentimentale, perfino amicale? E per chi ha fede è più importante pregare o agire? Proclamarsi cristiani nella nostra società non sarà solo una forma di ipocrisia che vernicia superficialmente la comoda routine quotidiana? Queste domande sui massimi sistemi vengono poste non da giovani Bergman, Bresson o Dreyer, ma dall’ultimo film di Pif, “Che Dio perdona a tutti”, storia di un agente immobiliare palermitano che, innamorato di una bella pasticcera fervente cattolica, prima finge di credere in Dio per conquistarla, poi, smascherato come agnostico, diventa il più rigoroso dei cristiani e rischia di perdere tutto. Il tutto raccontato in flashback a papa Francesco (uno straordinario Carlos Hipolito) in una confessione forse immaginaria forse no (e sui titoli di coda c’è papa Francesco quello vero). Nel panorama desolante del nostro cinema, dove i film si dividono tra ricostruzioni più o meno riuscite di fatti di cronaca nera riguardanti bullismo, violenza giovanile e razzismo (quelli che riempiono le sale di mattina con le scuole) e logore commedie sentimentali (quelle con Fabio De Luigi, Edoardo Leo, Stefano Accorsi e la solita compagnia di giro), il film di Pif è una boccata d’aria fresca, originale, intelligente e divertente. Invece la critica si spella le mani per applaudire Sorrentino e Guadagnino, Ozpetek e il sopravvalutato Sossai. Dunque tutto bene? No, perché Pif si rivela regista maturo ma attore acerbo, poco espressivo e di modesta carica spettacolare. Questa gradevole commedia, se avesse avuto un protagonista dell’età dell’oro del nostro cinema, sarebbe potuto diventare un classico: Alberto Sordi ne avrebbe fatto “Una vita difficile” in chiave teologica, Nino Manfredi un “Per grazia ricevuta” degli anni Duemila. Avrebbero funzionato benissimo anche Adriano Celentano e Renato Pozzetto. Ma non vogliamo criticare troppo il simpatico Pif, è già tanto che ci abbia regalato questa operina anomala, un fiore nel deserto delle sale deserte.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“Queste domande sui massimi sistemi vengono poste non da giovani Bergman, Bresson o Dreyer, ma dall’ultimo film di Pif, “Che Dio perdona a tutti” Da ITALIANO MA BUONO – editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



