LA CASA DEL TÈ


Editoriale del 11 agosto 2013

Non ho mai accettato l’idea che ogni cosa finita sia composta da infinite parti. Come può un minuto contenere infiniti istanti, se ogni minuto vola via? E come può una linea finire, se è composta da infiniti punti? La filosofia si pone queste domande da duemila anni, ma solo la matematica trova una risposta. E c’era anche chi, per non ammettere che viviamo in un mondo non sempre comprensibile, affermava che il movimento in realtà non esiste: è una nostra illusione. Io però, che non credo all’ipotesi dell’illusione, e che non mi accontento nemmeno di vivere in un luogo che non capisco, ho costruito in casa mia una porta speciale. Se la si apre con la chiave gialla, la casa assume un aspetto “razionale”: non esistono movimenti, non esiste il tempo, non esistono oggetti finiti con infiniti pezzi. Se si usa la chiave verde, invece, la casa rimane molto più tradizionale. E ogni volta in cui qualcuno dice che matematica e filosofia sono due mondi troppo lontani, lo invito a casa per prendere un tè.

Raffaella Mulas
(Studentessa fuori sede di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da La chiave (1983) di Tinto Brass con Stefania Sandrelli

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