LA FELICITÀ DELEGATA


Editoriale del 15 novembre 2015

Nessuno dovrebbe delegare la propria felicità a qualcun altro. Non è mica la partecipazione a una riunione di condominio. Eppure molti lo fanno, moltissimi. Attendono uno sguardo, una telefonata, spesso persino un sospiro dell’altro per essere felici, addirittura per sapere se sono vivi.
Questo comportamento, già di per sé terribile quando applicato tra due adulti consenzienti, diventa crudele se caricato sulle spalle dei propri figli, bambini e adolescenti. Il cervello acerbo è l’humus più fertile che esista, suo malgrado. Qualsiasi seme attecchisce, un roseto o una gramigna. L’impressione che la felicità dei propri genitori – e, da quel punto in poi, quella di tutti gli altri – dipenda da ciò che si fa o si dice è l’eredità più atroce da lasciare, che una vita intera troppo spesso non basta neppure a far comprendere.
Pensate ai vostri figli e non insegnate mai loro che la vostra e la loro felicità non appartengano solo a chi le possiede.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Anna Karenina (2012) diretto da Joe Wright, con Keira Knightley

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