LA GUERRA NEL CORPO


Editoriale del 18 agosto 2014

Che un paese conosce la guerra lo vedi dai corpi. Quella ciocca lunga e spessa non è una tenda di ombre per la fatalità della femmina nel suo splendore di sposa, ma un oblio nero per il profilo smembrato, un accalcarsi di ossa nel vuoto dello zigomo, un ghigno di mostro che s’irradia per le anse del corpo di burro in fila all’aeroporto. In Place Sassine lui la guarda bucando la nebbia delle sigarette perenni e sulla schiena ha le tacche di una galera di schegge, vermi di carne in rilievo cresciuti intorno all’acciaio, al tatto rivede il buio dell’esplosione, i denti della disperazione all’intorno. La scimmia smagrita dell’ubriaco boccheggia nuda e irsuta e sudata nella canicola del mezzogiorno e si dimena nell’orrore del marciapiede. Per i passanti è una sostenibile declinazione della sopravvivenza. O le ustioni come dedali di terra bruna fra le sue braccia, sulla Corniche il Mediterraneo è una sinfonia di sale e i triangoli del Backgammon gli contano i giorni di mestizia in matematiche impossibili, pompa shishà alla mela verde dai polmoni di carta velina nella sua dolce resistenza di vecchio. E ogni mattina, nelle celle di questo alveare di cemento sporco sono moltitudini specchi con una rassegnazione che somiglia alla storia. E la guerra, la guerra nel corpo del Libano.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

E “Sidun”, scritta da Faber per ricordare il bombardamento israeliano di Sidone, 1982

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