L’ALBERO MISTICO DELLA MIA VITA


Editoriale del 13 luglio 2025

Ed eccoci qui di nuovo, eliche de Turreddu, leccio di Turreddu,  che sei nato nella fenditura di un’enorme cassa di roccia, nel cuore del supramonte di Orgosolo.

Eccoci qua, io e te, ancora qua, con le ginocchia che non mi reggono e l’alito che non mi basta.

Pensavo che non sarei più riuscito a vederti, invece ce l’ho fatta anche stavolta, percorrendo i 300 passi che mi separavano dal fuoristrada appoggiandomi alla spalla di un vecchio amico.

Percorrere i 300 passi è stata un’ascesi spirituale.

E poi ti ho visto, come 40 anni fa, forte e possente, vittorioso sulla natura stessa, vittorioso su te stesso.

Quante volte sono caduto, e quante volte pensando a te mi sono nuovamente sollevato, appoggiandomi a qualunque cosa potesse sorreggermi per continuare a credere in questo viaggio meraviglioso che è la vita.

Ti portò nel becco un colombaccio quando eri ancora ghianda.

E ti mise come provvista del suo nido su questa roccia immortale, perdendoti quando un astore lo divorò.

E ti sei fatto grande e forte in mezzo alla rovina del mondo.

E ti sei allevato sulle tue radici, mitico figlio del Dio degli umili.

Io ho fatto come te.

Sulla roccia dura ho appuntato le mie radici pregando il signore che qualche maiale non riuscisse a salire sin quassù per divorarmi.

Invece, eliche de Turreddu, mi hanno più volte divorato.

Ma sono riuscito a uscire comunque, annaspando nel vomito dell’universo, per proseguire il mio viaggio.

Ogni volta che sono stato cibo per maiali ho sofferto sulla mia pelle l’impietosa ferocia di denti aguzzi.

Ma avevo la mia disciplina, che è uguale alla tua: vivere ad ogni costo.

Quante volte ho aperto la bocca sperando in qualche goccia d’acqua.

Non sempre è arrivata. Ma quel poco me lo sono fatto bastare.

E ho smesso di sudare, per non disidratare le mie carni.

E ho respirato poco, per conservare il fiato.

Ma sono ancora qui, eliche de Turreddu, davanti a te, mia metafora e mio mito.

Come te ho avvolto con tutta la forza che avevo la roccia nuda con le mie radici in modo che stesse intatta. Perché spaccandosi sarei stato perduto. E mi sono fatto radice, e pietra.

Sono ancora qui, eliche de Turreddu, come te.

E guardandoti mi vedo nello specchio di ogni creazione.

E sì, siamo qui, ancora una volta, io e te.

Non sudare, e non perderti.

Se non ti perderai neppure io mi perderò.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Ed eccoci qui di nuovo, eliche de Turreddu, leccio di Turreddu,  che sei nato nella fenditura di un’enorme cassa di roccia, nel cuore del supramonte di Orgosolo.” Da L’ALBERO MISTICO DELLA MIA VITA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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