L’ARTE DI INCIAMPARE NEI PIEDI


Editoriale del 24 marzo 2026

Impara l’arte e mettila da parte, dice un vecchio proverbio. Invece, dopo aver perso il referendum, la destra vuol perdere per forza anche l’arte. Colpa di un esecutivo maldestro e pasticcione, ignorante e presuntuoso, che voleva denunciare l’egemonia culturale della sinistra ed è riuscito a dimostrare il vuoto assoluto culturale della destra. Basta vedere come è messa la Rai e, al di là di ogni giudizio in merito sulla separazione delle carriere (io, per esempio, sono decisamente a favore), il modo in cui la maggioranza ha gestito la campagna elettorale per il Sì, che ha oscillato tra l’imbarazzante, lo sguaiato e il pericoloso. Alla vigilia della votazione si è scoperto (e se ci fosse stata una “manina” non cambierebbe la sostanza) che il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro, già indagato per lo sparo che l’ultimo dell’anno colpì un pover’uomo (la colpa se l’è presa tal Pozzuolo), aveva la bisteccheria “Da Baffo” in comproprietà con la figlia di un affiliato al clan mafioso dei Senese. Non esattamente la migliore garanzia perché gli italiani dessero fiducia a un Ministero la cui capogabinetto Bartolozzi, pochi giorni prima, aveva definito in televisione la magistratura “plotone di esecuzione”. Così ha vinto il No perché gli autogol della destra hanno superato quelli della sinistra, anch’essi meschini (Gratteri, Woodcock). Non contento della figuraccia, per smerdarsi ulteriormente il governo tenta ora di impedire alla Biennale di Venezia la riapertura del Padiglione Russia, così Putin impara. Ma il compito della Biennale è quello di testimoniare lo stato dell’arte a livello internazionale, non di premiare le nazioni politicamente virtuose e mandare in castigo quelle amministrate dai dittatori. Secondo questa logica assurda, al tempo del fascismo le commedie di Pirandello o la poesia di Ungaretti non avrebbero dovuto essere ospitate da nessuna nazione al mondo. L’arte è sempre e comunque indipendente dal governo del paese in cui abita chi la esprime. Il concetto è semplice, ma per capirlo bisognerebbe avere un po’ di interesse, competenza, rispetto e passione per l’arte e la cultura. Caratteristiche che, nei paraggi della destra, hanno in abbondanza, oltre a Giordano Bruno Guerri, Pietrangelo Buttafuoco e Marcello Veneziani. Proprio quelli che l’inadeguato ministro Giuli vede come fumo negli occhi e contro i quali si è schierato con miserabili attacchi. Da far rimpiangere anche agli intellettuali di destra (se ce ne sono) l’egemonia culturale della sinistra. Che almeno non inciampava nei suoi piedi.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Non contento della figuraccia, per smerdarsi ulteriormente il governo tenta ora di impedire alla Biennale di Venezia la riapertura del Padiglione Russia, così Putin impara.” L’ARTE DI INCIAMPARE NEI PIEDI – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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