LE PIANTE NON HANNO LE GAMBE


Editoriale del 29 maggio 2026

Quando l’uomo ha provato per la prima volta gli effetti di alcol, morfina, cocaina, nicotina e del principio attivo della marijuana, le piante che producono quelle droghe, the top five (le magnifiche cinque), erano sulla terra da milioni di anni. Per millenni l’uomo ha consumato quelle droghe, senza conoscerne la struttura chimica, per combattere il dolore, provocare il sonno, sopprimere la fame, la sete, la fatica; per gioire, dimenticare, curare, uccidere. L’uomo ha protetto quelle piante, le ha diffuse in tutto il mondo, le ha santificate, le ha proibite. Nel 1937 la Marijuana Tax Act ha messo fuori legge negli Stati Uniti e in tutto il mondo una droga presente sulla terra da 38 milioni di anni! Per aumentare gli effetti delle droghe sul cervello, l’uomo ha inventato la distillazione del vino, la pipa, la sigaretta, l’ago e la siringa. Più recentemente, i ricercatori hanno identificato il principio attivo delle droghe, ne hanno imitato la struttura chimica producendo “droghe di sintesi”, più potenti dell’originale; hanno anche prodotto “antagonisti”: droghe che bloccano gli effetti delle droghe. L’homo sapiens si è chiesto: perché le piante producono le droghe?

I credenti di tutte le religioni attribuiscono questa proprietà all’opera di un dio benevolo o crudele.

Dopo Charles Darwin, la presenza delle droghe nelle piante è spiegata con una parola magica: ‘evoluzione’. Dopo Francis Crick e James Watson, l’evoluzione è spiegata con la selezione di geni utili per la sopravvivenza dell’organismo che li ospita. Pertanto la spiegazione evoluzionistica della presenza delle droghe nelle piante recita così: le piante non hanno le gambe, non possono fuggire da un nemico troppo vorace, né inseguire un partner per procreare. Per la loro difesa, le piante, hanno sviluppato aculei, spine, colori, odori, sapori sgradevoli e droghe letali. Per attrarre gli amici impollinatori producono odori, colori, sapori gradevoli, soprattutto droghe che ammaliano gli impollinatori e li rendono fedeli “dipendenti”. Le api che hanno provato la morfina, la cocaina, il THC, provano piacere e desiderio di ripetere quell’esperienza, così come l’uomo che assume quelle droghe. Finalmente i ricercatori hanno affrontato il problema del perché la morfina sopprime il dolore, la cocaina produce euforia, la nicotina aumenta l’attenzione e migliora l’intelligenza, l’alcol e il THC fanno dimenticare, soprattutto le memorie spiacevoli. Quando la cocaina, arrivò in Europa alla fine dell’ottocento, il giovane Sigmund Freud fu il primo europeo a studiarne gli effetti sull’uomo. Nel suo lavoro Über Coca, Freud così descrive gli effetti della cocaina, sperimentata su se stesso: “una sensazione esilarante e una euforia durevole, che non presenta alcuna differenza da quella di un individuo normale. Quasi non si riesce a credere di essere sotto l’influsso si una qualsivoglia sostanza”.

Era implicita in quella acuta osservazione la domanda: la normale euforia è mediata da una sostanza chimica?

Allora quella domanda era intempestiva poiché il cervello era ancora “disabitato”. I neuroni vennero alla luce del microscopio di Camillo Golgi e dell’intelligenza di Santiago Ramon y Cajal.

Il concetto di neurotrasmissione chimica divenne una verità attraverso le ricerche di leggendari ricercatori: John Newport Langley, Thomas Renton Elliott, Sir Henry Dale, Otto Lewi.

La domanda di Freud può essere così riformulata: le droghe producono i loro effetti sostituendosi ai neurotrasmettitori?

Così eravamo negli anni 70 quando Burton Angrist e Samuel Gershon hanno prodotto con alte dosi di cocaina o di amfetamina una psicosi paranoidea in soggetti “volontari”, indistinguibile da quella naturale. Come Freud si sono chiesti se anche la pazzia fosse mediata da una sostanza chimica. La risposta a queste domande è venuta da Solomon Snyder quando ha scoperto i recettori della morfina nel cervello del ratto e dell’uomo: “la natura non è così pazza da aver creato i recettori per una droga. Le endorfine sono lì per quei recettori”. Così come i recettori della cocaina sono lì per la dopamina, quelli dei cannabinoidi per l’anandamide, quelli della nicotina per l’acetilcolina.

Ivan Pavlov ha scoperto, nel cane, che il piacere di uno stimolo naturale, la bistecca, può essere esteso al suono di una campana. Conrad Lorenz, nelle oche, ha scoperto che la figura della mamma oca può essere sostituita da quella dello sperimentatore.

L’uomo ha sviluppato nell’evoluzione la capacità di ragionare, parlare, pensare, sentire e creare. Ha trasferito il piacere di stimoli fisici in stimoli immateriali, più seducenti di quelli reali: la parola, la scrittura, la musica, il danaro, la PlayStation.

Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Quando l’uomo ha provato per la prima volta gli effetti di alcol, morfina, cocaina, nicotina e del principio attivo della marijuana, le piante che producono quelle droghe, the top five (le magnifiche cinque), erano sulla terra da milioni di anni. Per millenni l’uomo ha consumato quelle droghe, senza conoscerne la struttura chimica, per combattere il dolore, provocare il sonno, sopprimere la fame, la sete, la fatica; per gioire, dimenticare, curare, uccidere.” Da LE PIANTE NON HANNO LE GAMBE – Editoriale di Gian Luigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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