L’UMANISTA DELLE OSTERIE LENTE


Editoriale del 26 maggio 2026

L’Umanesimo del Duemila ha scelto i suoi rappresentanti non tra i pittori, i poeti e i filosofi, come fece nel Cinquecento, ma in ambiti diversi da quello artistico. Se “l’uomo è ciò che mangia”, secondo quanto sosteneva Ludwig Feuerbach, Carlin Petrini è stato il maggior umanista del nostro tempo: esemplare per avere elevato il cibo a imprescindibile fondamento culturale, senza pose da pensatore né trasfigurazioni metaforiche. Anzi, rimanendo attaccato concretamente alla Terra Madre, ha combattuto lo spreco e gli scarti alimentari (mentre il suo amico papa Francesco tuonava contro la cultura dello scarto nei confronti degli esseri umani malati, disabili o diversi) e ha promosso la cucina di qualità, equidistante dal kitsch chic della nouvelle cuisine e dal franchising plastificato dei McDonald, grazie alle “Osterie d’Italia”, l’unica guida italiana di cui ci si può fidare ciecamente. Nel nostro mondo ansioso e ansiogeno, nevrotico e frenetico, invaso dal Fast Food, ha riscoperto il valore della lentezza inventando lo Slow Food, per insegnarci a masticare piano, assaporare bene e digerire di conseguenza: una sua chiocciola vale più di tutte le stelle di tutte le guide Michelin. Disgustato dagli Ogm e dal consumismo compulsivo, affascinato dai prodotti artigianali legati al territorio, dal vino buono e generoso e dalle trattorie con le tovaglie a quadri, Carlin Petrini è stato un umanista capace, come Pasolini, di mandare a braccetto l’ideale progressista e l’attaccamento alla tradizione, la difesa delle radici e l’abbattimento di ogni confine geografico (quello degli orti in Africa è stato uno dei suoi progetti più importanti), il tenace rafforzamento dell’identità propria e la entusiasta curiosità per quella altrui. Accanto a Leonardo e Machiavelli, l’umanista Carlin Petrini andrebbe omaggiato con un ritratto rinascimentale da incorniciare e appendere agli Uffizi. O in un’osteria di campagna. 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“L’Umanesimo del Duemila ha scelto i suoi rappresentanti non tra i pittori, i poeti e i filosofi, come fece nel Cinquecento, ma in ambiti diversi da quello artistico. Se “l’uomo è ciò che mangia”, – L’UMANISTA DELLE OSTERIE LENTE – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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