NINOTCHKA SUL TRENO DELLA NOTTE


Editoriale del 27 giugno 2025

Quando salii sul treno della notte da San Pietroburgo, erano passati dieci anni dal mio ultimo viaggio da Leningrado. Il treno era lo stesso: quello dei film di spionaggio, rivoluzione, amori impossibili. Era lo stesso che aveva portato Lenin verso la storia. Dentro i vagoni aleggiava ancora l’odore del passato: tabacco, carbone, sogni sovietici esausti.

Nel 1991, la città aveva riacquistato il suo nome zarista, San Pietroburgo, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Fu proprio in quell’anno che tornai su quel treno.

Ero sistemato sulla branda superiore. Su quella inferiore era distesa una giovane donna. Più bella della stessa poetessa Bella Achatovna Achmadulina, con la quale avevo viaggiato dieci anni prima. Il suo nome era Ninotchka, come la Greta Garbo dell’omonimo film di Lubitsch.

Avevo quattordici anni quando mi innamorai di Ninotchka, la severa commissaria del Cremlino inviata a Parigi per controllare i funzionari sovietici in crisi politico-esistenziale. Ma fu sedotta da Melvyn Douglas, un cicisbeo borghese, e preferì Parigi alla Mosca di Stalin.

Quella giovane donna nel vagone letto mi suscitò un pensiero impudico che non riuscivo a scacciare. Ero assorto in quei pensieri quando bussò alla porta dello scompartimento un giovane in preda a una forte agitazione. Con voce supplichevole mi pregò in inglese, in francese, in russo e con i gesti, se potevo cedergli il mio letto. La giovane del letto inferiore era sua moglie: erano in viaggio di nozze e lui aveva prenotato quel posto da mesi! Per errore – o per malizia – l’avevano separato dalla sua sposa.

Mi offrì il suo letto nello scompartimento accanto. Verificai che anche Ninotchka fosse d’accordo, rimossi il pensiero peccaminoso e migrai nell’altro letto. Nel letto di sotto dormiva un uomo barbuto che russava rumorosamente. Mi impediva di dormire. E di sognare.

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Avevo quattordici anni quando mi innamorai di Ninotchka, la severa commissaria del Cremlino inviata a Parigi per controllare i funzionari sovietici in crisi politico-esistenziale. Ma fu sedotta da Melvyn Douglas, un cicisbeo borghese, e preferì Parigi alla Mosca di Stalin” Da NINOTCHKA SUL TRENO DELLA NOTTE – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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