NOSTALGIA DELLE TEMPESTE


Editoriale del 28 novembre 2012

E’ da molti mesi che l’aria è stagnante e il cielo immobile. Brutti tempi per uno come me, abituato a prevedere uragani e cicloni e ora costretto per sopravvivere ad annunciare con squilli di tromba l’arrivo di uno spiffero. Ho smesso da un pezzo di spiegare la differenza tra cirrocumuli e stratonembi: non se ne vedono più e il cervello della maggior parte di chi mi segue non distingue ormai un attaccapanni da un tortino di patate, un farabutto da un tortino di patate, un tortino di patate da un tortino di patate. Ho provato a fondare il partito della rivoluzione, almeno per rimestare l’aria, ma ho raccolto solo il consenso di nostalgici contemplatori di nuvole. Un terremoto non sveglierebbe nessuno. Ben venga la fine del mondo.

Marco Schintu
(Meteorologo ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da La tempesta di William Shakespeare opera teatrale messa in scena da Giorgio Strehler nel 1978. Scena di Prospero e Ariel

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