Pensavo di essere arrivata alla mia età immune da paure e fobie.
Mi piacciono i topi, ne ho avuto uno, Zac, come adorabile compagno di giochi, i ragni mi incuriosiscono e i serpenti, con il loro movimenti sinuosi, li trovo affascinanti. Le altezze mi divertono e una delle mie esperienze più emozionanti è stata proprio un volo in deltaplano. Gli abissi marini per me sono mondi da esplorare più che da temere. Non amo i clown, ma più per la tristezza che per la paura che mi suscitano. Forse l’unica fobia che avevo da bambina fu legata agli squali. Dopo aver visto al cinema il memorabile, spaventosissimo Jaws, Lo Squalo, avevo paura persino di fare il bagno nella vasca di casa. Ma a parte questa paura irrazionale, di cui ritengo unico responsabile Steven Spielberg, mi sono sempre sentita lontana dal mondo delle fobie.
O almeno così credevo. A mia insaputa ho da poco scoperto l’esistenza di una fobia che da sempre mi accompagna: la notripfobia, sostantivo che deriva dalla parola inglese “Trip” (viaggio) “No” e Fobia, ossia la paura di non viaggiare.
Nell’accezione più comune, è il disagio che si prova quando, per esempio in estate, si vedono sui social centinaia di foto di amici e parenti in giro per il mondo, mentre noi siamo rinchiusi nelle mura di casa, senza un viaggio in programma.
Nel mio caso però è una paura completamente slegata da ciò che fanno gli altri. La mia è l’ansia che da sempre ho, di non aver tempo nella mia vita per vedere tutti i luoghi che vorrei vedere.
Tutto ebbe inizio da bambina quando pensai che avrei dovuto al più presto visitare la Cina. La motivazione era che credevo che, una volta morta, se avessi incontrato nell’aldilà’ un cinese e dai suoi racconti avessi saputo che il suo paese era il più bello al mondo, io avrei vissuto nella vera dannazione eterna, quella di sapere che esisteva un luogo magnifico sulla terra e che io non avevo voluto/potuto vedere. Ed era oramai troppo tardi.
Da allora, ancora non ho visitato la Cina, ma vivo programmando viaggi. Alcuni lontani, altri vicinissimi. Alcuni li realizzo, tanti li tengo gelosamente nel mio cassetto dei desideri, nella speranza un giorno di realizzarli.
Viaggiare, o anche solo programmarlo, è per me vitale. L’idea di non poterlo più fare, l’idea di aprire quel cassetto e trovarlo vuoto, senza neanche un viaggio da sognare, mi crea un’ansia profonda.
Una vera notripfobia.
Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)
“Viaggiare, o anche solo programmarlo, è per me vitale” Da OVUNQUE NEL MONDO – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)



