PANGEA, NOTIZIE DALL’IO: X e Y


Editoriale del 13 maggio 2013

“Gli attivisti dei diritti umani sono riusciti ad accedere alle macerie del Rana Plaza, Dhaka, Bangladesh, dove hanno trovato etichette e documentazione che collega alcuni grandi marchi europei a questa ennesima tragedia: la spagnola Mango, l’inglese Primark e l’italiana Benetton, oltre ad altri marchi italiani”.
La Stampa, 26 aprile 2013. I morti, ad oggi, sono 1043.

Y: Chi sei, tu, ora che la gola si riempie di polvere e il giorno è sbranato dal buio? Dimmi, chi sei? Sento la tua mano sul fianco, è l’ultimo sorriso del mondo. Sei l’addetto allo stoccaggio? L’amico di Mohammad, quello con la cicatrice sul mento? Chi sei? Non eravamo forse brevi cuori danzanti, anche nella solitudine, anche nella miseria?

X: Ti osservavo bere una coca nella pausa, ti sognavo la notte. Al risveglio il desiderio era in gola come un groviglio di chiodi. Perdonami se ho preso la mano solo per condurti verso la morte. Qualcuno in quest’apocalisse degli insetti ha trovato la via. Ma durante la corsa il tuo bel volto in affanno è ora l’eternità degli occhi. Sento il ventre perdersi fra le macerie. Ero uno schiavo e ora sono la moltitudine.

Y: Di te conosco solo la maglia azzurra e il sudore strizzato dall’orrore, la voce che diceva “andrà tutto bene, chiudi gli occhi e stringiti a me”. Sei forse tu il ragazzo del cortile, quello che sedeva solo sotto l’albero? In agosto andrò a trovare i miei, in provincia. Mio padre mi benedirà con un bacio sulla fronte e i polli voleranno in soggiorno. Le tue dita sono l’ultima frase di un libro che nessuno avrebbe mai letto. Se solo avessi un minuto troverei una parola, poche lettere per tutte le genti della terra.

X: Avrei dovuto dire al boss di andare a farsi fottere, avrei dovuto guardare più volte il mare e le nuvole, più volte baciare mia madre, parlare con i bambini e ridere. Avrei dovuto sedermi accanto alla ragazza in cortile, con una scusa, magari chiedere l’accendino. Ma sono qua, e questo gelo presto non sarà più, come le cose mancate. Che importa. Gli uomini si abbracciano per essere una cosa sola, per un attimo, per confondersi. Ecco, ero uno schiavo, ora in te sono la moltitudine.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

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