PANGEA, NOTIZIE DALL’IO: ROGER WATERS


Editoriale del 1 aprile 2013

Roger Waters, storico autore e cantante dei Pink Floyd, ha per la prima volta visitato il cimitero di Cassino, dove è sepolto il corpo del padre. Eric Fletcher Waters, figlio di un minatore e attivista del partito laburista inglese, fu un insegnante elementare, cristiano devoto e membro del partito comunista. Obiettore di coscienza, nella prima fase del conflitto mondiale guidò le ambulanze durante i bombardamenti tedeschi. Abbandonò la sua posizione pacifista e si unì al reggimento dei Royal Fusiliers. Morì ad Anzio il 18 febbraio 1944, quando Roger aveva 5 mesi.

Eric Fletcher Waters, nel sogno sono seduto e i banchi di scuola sono di legno scuro e hanno inciso la parola pink e la data ’44 e ti ascolto, ascolto la tua lezione su come nascono le rane e vorrei alzarmi e abbracciarti ma non ne ho il coraggio e allora giro la sedia contro il muro e piango. Ho le mani sporche d’inchiostro. Quella volta mamma bruciò i biscotti al burro perché sfogliava le foto nel cofanetto, quella dove è primavera nel Surrey, la campagna è in fiore e voi state per baciarvi e tu le tieni una mano sul grembo. Mentre i biscotti diventavano neri mamma piangeva e io ammutolivo dietro lo stipite. Quel giorno la mamma cambiò e prese ad opprimerci. Infine ho capito perché hai scelto di andare. Ti vedo correre sulla spiaggia e cadere lento e spegnerti senza lamento come fanno gli eroi e pensare a me avvolto nella pelle buona della mamma. Papà, ho riempito la tua assenza con i volti di tutti gli uomini della storia, con il mito. Sono andato alla deriva e ho messo su un caratteraccio, sai pa’, ho creato cose belle e cantato la pace e odiato le donne e gli uomini e amato l’umanità. Cercavo solo comparse da collocare sul palcoscenico vuoto della rabbia immemore. Qui a Cassino il sole moltiplica le croci bianche e nella mia testa diventano una musica vasta, magniloquente, un Elgar elettrico, urlato. Non scriverò mai più un rigo. Dicono che la mia musica abbia contribuito ad uccidere il ‘900. Mi hai lasciato solo pa’. Non è arte. È solitudine. Da una vita coi calzoni corti e le mani sporche d’inchiostro corro fra queste croci infinite e ti cerco.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

Pink Floyd – Nobody Home (The Wall Movie)

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