PANGEA, NOTIZIE DALL’IO: UNDICENNE AFGHANISTAN


Editoriale del 10 giugno 2013

“…a metà giornata i talebani hanno rivendicato l’attacco. Il portavoce dei talebani, Qari Yousef Ahmadi, ha dichiarato che l’assalitore che ha lanciato una granata contro il mezzo blindato dove viaggiava Giuseppe La Rosa  è un bambino di 11 anni”. La Repubblica

Stare là sulla strada e poi ridere e salutare e appena si avvicinano, il primo carro, gli altri con le moto e i carretti all’incrocio sanno cosa fare, appena si avvicinano sempre ridere e poi via, levare la spoletta contare fino a tre e centrare il buco. Tanto non sparano, me l’ha detto anche mio fratello. Gli americani sparano ma gli italiani no. Poi via, dietro la casa gialla e oltre il mercato, veloce, veloce, veloce. Non si può sbagliare o tornare indietro. È un peccato contro Allah, contro mio cugino caduto, contro l’Afghanistan. Perché gli italiani ridono ma sono come gli scorpioni, ridono ma portano il fucile, e anche se costruiscono i pozzi e gli ospedali e gli orfanotrofi poi li lasciano a marcire e se corriamo a prendere i dolci quando li danno e siamo troppi allora prendiamo pure qualche pedata. Sono buoni soprattutto quando ci sono quelli con le macchine fotografiche. Come gli scorpioni uccidono la nostra gente e guardano le nostre donne. No, tornare indietro non si può, sono botte. È il disonore davanti a loro e ad Allah. E poi a mamma hanno promesso due capre e tanta legna. Mi conosceranno tutti nel quartiere e mi rispetteranno e quando sarò grande, molto, molto presto faremo la guerra agli infedeli afghani che lavorano con gli invasori e ci riprenderemo questa terra sacra che nessuno è mai riuscito a tenere. Lo dice mio fratello. Però…quella volta quel soldato scuro che sembrava afghano, aveva la barba lunga e gli occhi celesti, sì, diceva Jazeera che vuol dire isola, mi ha accarezzato la testa e mi ha dato due penne e diceva study, study, study, aveva le braccia forti e sembrava un guerriero buono e mi tirava la maglietta di Messi. Ridere, agitare la mano, il primo carro, il primo, poi aspettare il segno, levare la spoletta e centrare il buco, anche se ride.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

Giuseppe Ungaretti da un’intervista per la Rai live

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