A PRANZO CON ORSON


Editoriale del 12 ottobre 2105

Borges sosteneva che “Quarto potere” fosse un film geniale, non intelligente. George Orson Welles lo aveva girato a 26 anni. Se ne andava il 10 ottobre 1985, travolto dai debiti, emarginato da Hollywood, irripetibile demiurgo di 19 opere incompiute. Aveva girato l’Irlanda su un carro tirato da un somaro, terrorizzato gli Stati Uniti con la beffa radiofonica dell’invasione aliena, cambiato per sempre la storia del cinema. Era stato consigliere di Roosevelt, amante di Marylin Monroe, voce per le pubblicità del whiskey, Otello, Macbeth e Lear . “A pranzo con Orson” (Adelphi, 2015) lo racconta seduto al tavolo del suo ristorante preferito, monumentale e capriccioso, feroce e fragile mentre accarezza la sua cagnetta e si fa registrare da uno dei pochi amici rimasti, Henry Jaglom: “Perché temo che ci sia in me una sordità. Proprio come penso di non riuscire a capire certa musica. Quando c’è qualcosa che non va, lo sento. So quando una cosa è fasulla, quando l’imperatore è nudo. Ma con Beckett non vedo un imperatore nudo. Per me è solo oscuro. Bacon è un grande pittore, credo, ma detesto i suoi quadri. Non metto in dubbio la sua importanza; passo semplicemente oltre, anziché fermarmi a guardare. Per me non c’è e non dovrebbe esistere una legge al mondo che dica come un artista deve essere. Ma il mio punto di vista, la mia idea di arte, è che l’arte debba essere vitale”. Il genio gli veniva dalla libertà, la libertà dal definitivo, inconfondibile biglietto da visita della mediocrità imbecille.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da Quarto potere (Citizen Kane, 1941) scritto, diretto, prodotto e interpretato da Orson Welles

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