Svenni mentre salivo le scale di casa
E pare che sia rotolato su 12 gradini trasformandomi in una maschera di sangue.
I miei cari sentirono il rumore e subito intervennero chiamando un’ ambulanza.
Mi portarono in ospedale in coma.
Sentii i miei piangere.
E poi i medici che, portandomi in sala operatoria, dicevano “lo perdiamo, lo perdiamo”
Mia figlia era incinta e l’unica cosa che davvero ho desiderato nella mia vita è stata di prendere in braccio un nipotino.
Il coma mi dava qualche sprazzo di lucidità.
Pensai a mio padre, che era morto da 7 anni.
E mi rivolsi a lui, in sardo.
“Babbo, babbo, aiutami… voglio prendere in braccio mio nipotino e poi ti raggiungerò”.
Sentii Danilo Sirigu iniziare l’ipnosi medica.
Poi sentii che mi legavano le braccia.
E sentii aghi.
E poi più nulla.
“Babbo, babbo… aiutami”.
Mi trovai nel fondo di un dirupo e non sapevo come fare per uscire.
Ecco che vidi babbo, uscire da un macchione di cisto.
“Deddeddu – mi sussurrò, come quando ero bambino – deddeddu… dammi sa manu”.
Gli diedi la mano.
E mi trascinò su un sentiero ricavato in una fenditura di roccia.
Ero ridiventato bambino, e avevo paura.
“Non timasa, fizu meu”, mi disse: “Non timasa”.
Mi tirò su dal quell’orrida rupe.
E vidi una grande pianura rigogliosa d’erba.
E il sole sorgere davanti a me.
Babbo mi lasciò la mano e lo implorai: “babbu, babbu”.
Lui si voltò.
Mi sorrise.
E mi salutò con la mano sparendo improvvisamente.
Davanti a me vidi un bambino festante che correva balbettando.
“Mannoi, mannoi”.
Era Argo, che non era ancora nato.
E mi venne incontro.
E corsi verso di lui.
Mi saltò in braccio baciandomi.
E io cercai mio babbo, per farglielo conoscere.
“Inube sese babbu, inube sese?”.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“E mi salutò con la mano sparendo improvvisamente.” Da QUANDO MIO PADRE MORTO DALLA MORTE MI SALVÒ – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



