RAQQA CITTÀ APERTA


Editoriale del 23 ottobre 2017

Prendo spunto dall’ultimo reportage visto in tivvù su Raqqa, capitale dello Stato Islamico liberata dalle Forze Democratiche Siriane dominate dai curdi comunisti del PYD. Prendo spunto ma vale per molte altre composizioni, filmate o scritte. Essere sul luogo non equivale a esserci, tanto meno a estendere la presenza agli spettatori. Due telecamere e una go-pro sull’elmetto per i piano sequenza in soggettiva: girare fra le macerie mentre la colonna sonora esalta o crea il saliscendi dell’emozione, intervistare l’italiano volontario intruppato, il miliziano grondante vendetta o il pischelletto in galera concupito dall’ISIS sono parte di una elaborazione giornalistica che tracima nel cinema. Il linguaggio espressivo muta nella grammatica di base e diluisce il senso fino sublimandolo fino a a farne spettacolo. Tutti vittime di Apocalypse now e della Sottile linea rossa. I danni di Hollywood anche quando Hollywood è contro Hollywood. Sono piccole squadre di giornalisti che grazie ai disinvolti mezzi delle grandi testate in una settimana vanno e vengono, e sul campo, pur in trincea, restano poche ore. La cronaca delle macerie non contiene un briciolo di analisi politica, economica, sociologica. È piuttosto una novella didascalica modulata sull’ammodernamento dei fratelli Grimm. Nello specifico: esiste il male, ontologico e mistico, ed esiste il bene- curdi e americani- che però incarnano una giustizia deflorata. Questo gli spettatori possono digerire- immaginano- e questo gli viene somministrato: una fiaba distopica, un realismo circense, la pappa per i bimbi che dormono, con qualche incubo, dentro l’adulto corpaccione democratico.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Tutti vittime di Apocalypse now e della Sottile linea rossa. I danni di Hollywood anche quando Hollywood è contro Hollywood.(da RAQQA CITTÀ APERTA, editoriale di Luca Foschi)

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