SALMO n 19. STELLE


Editoriale del 6 febbraio 2016

Il veggente dell’Apocalisse immaginava la donna-umanità come regina in armonia con il cosmo: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle»: a “Miss Universo” il sole è mantello, la luna trono, le stelle corona. Tutto è grazia. «Era incinta», continua il veggente. E a trasmettere regalità e armonia bisogna fare i conti con un drago che invece si fa tutto da sé: «Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi». L’ “Autosufficiente” non può sopportare regalità gratuite, e con la materia prima di ogni corona cerca di eliminarne ogni erede: «La sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito».
La visione celeste continua sulla terra,
dove i draghi non sono fuori di noi.
Concorrenti a luce propria, sette teste e dieci corna,
non abbiamo perso code bestiali a eliminare.
Ma due terzi di stelle nel tuo cielo, Signore,
restano sufficienti a incoronare
sorelle e fratelli, regine e re,
armonie di mondi diversi sulla terra.

Antonio Pinna
(salmista di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Figli delle stelle cantata da Alan Sorrenti e Claudio Baglioni nel 1997

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