Foto di un’alba della terra dalla missione Apollo 8 nel 1968. Foto di un tramonto della terra dalla missione Artemis II di questi giorni.
Nel 1968 Eugenio Montale aveva commentato con una sua poesia:
“Fine del ‘68”:
Ho contemplato dalla luna, o quasi,
il modesto pianeta che contiene
filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze,
palesi o arcane. Dentro c’è anche l’uomo,
ed io tra questi. E tutto è molto strano.
Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano.
A distanza di quasi sessant’anni,
è ancora più chiaro che la data del poeta non conta.
Ma l’antico salmista, anche senza foto,
sapeva di un Altrove
dove nessuno è sconosciuto e lontano:
«Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi? (Salmo 8,4-5)
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Ho contemplato dalla luna, o quasi, il modesto pianeta che contiene filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze, palesi o arcane.” Da Salmo 549 ALBA O TRAMONTO? Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)



