BELLI E BRUTTI


Editoriale del 10 aprile 2026

L’altro giorno, un’amica mi chiedeva consigli su come costruire una mangiatoia per gli uccelli del suo giardino. E fin qui nulla di male, anzi tanto di bene. Ma una sua richiesta mi ha fatto riflettere. “Come posso fare per far venire solo gli uccelli che mi piacciono, tipo le cinciallegre, i cardellini, gli zigoli e i cardinali?”. La risposta tecnica è che ovviamente si può; modificando i semi offerti, si influenza la tipologia di cliente che frequenta la mangiatoia. Ma il problema non è tecnico, ma morale: perché si provare piacere nell’aiutare un cardellino e soprattutto perché questo piacere svanisce se ad usufruire del tuo aiuto arriva un “banale” passerotto o, peggio del peggio, un piccione? Perché si ritiene giusto sfamare soltanto un uccello bello e colorato? Esiste perciò un’estetica della morale?

La risposta semplice è sì!

Numerosi studi sia di biologia che di psicologia hanno mostrato come la nostra percezione morale rispetto alle specie animali che ci circondano, cambi in base alla loro estetica. Più un animale è bello, più gli attribuiamo diritti e caratteristiche cognitive e morali che non riconosciamo invece alle specie meno attraenti. Questi studi hanno anche evidenziato come, nella nostra percezione, gli animali più attraenti siano capaci di sentire più dolore e per questo siano più meritevoli di protezione. Uno scoiattolo va difeso più di un pipistrello, una farfalla più di un ragno, una tartaruga più di un rospo.

Purtroppo questo specismo estetico, ossia questa discriminazione estetica tra le specie, influenza non solo la mangiatoia della mia amica, ma anche la difesa e la conservazione ambientale a livello globale.

Difendiamo il delfino, la tigre, l’elefante, la tartaruga marina e le farfalle, ma non ci importa nulla se sono sull’orlo dell’estinzione la bruttina salamandra gigante, lo spettrale Aye-aye, il peloso ragno lupo, o il nasuto Tapiro di Baird. I belli devono sopravvivere e i brutti che muoiano pure senza tanti sospiri.  La situazione è ben nota alle associazioni ambientaliste che scelgono con cura le specie “bandiera” ossia le specie-testimonial che devono essere accattivanti e che devono smuovere la nostra coscienza.

Non so se, come scrisse Dostojevski, la bellezza salverà il mondo. Quello che è certo è che almeno ha salvato il Panda.

Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

“Non so se, come scrisse Dostojevski, la bellezza salverà il mondo. Quello che è certo è che almeno ha salvato il Panda.” Da BELLI E BRUTTI – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)

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