SAN FRANCESCO NEOREALISTA


Editoriale del 6 ottobre 2026

È tornato San Francesco. A 800 anni dalla morte, il 4 ottobre da quest’anno è Festa Nazionale. Celebrata dallo splendido recital di uno strepitoso Roberto Benigni, seguito da una bella serata con cantanti ben scelti (Vecchioni, Cristicchi, Branduardi) e gli ottimi interventi di Davide Rondoni. Dispiace solo che si siano dimenticati del cinema. Nella ricca filmografia su San Francesco, andava assolutamente recuperato “Francesco giullare di Dio”, diretto nel 1950 da Roberto Rossellini, il maestro del neorealismo. L’incontro tra Rossellini e Francesco avviene proprio all’insegna di un neorealismo in cui lo straordinario nasce dall’accumulo di momenti ordinari e dal disagio che essi provocano. Il nocciolo della poetica cinematografica di Rossellini è filmare una coscienza al punto di svolta, e la svolta provocata dal cristianesimo radicale di Francesco rappresenta la scelta più rivoluzionaria e anticonformista possibile. La curiosità per l’individuo umano e la ricerca dell’intelligenza delle cose unisce la predicazione del santo e lo sguardo del regista, che sposa la semplicità del contenuto allo stile umile e asciutto delle immagini. Dal ritorno sotto la pioggia dal viaggio a Roma fino all’incontro con Santa Chiara e alla sequenza illuminante del bacio al lebbroso, Rossellini mantiene un registro stilistico rigoroso, fatto di austerità e povertà, insistendo sulla logica ingenua e folle che separa il comportamento francescano da quello razionale mondano. L’incontro tra neorealismo e francescanesimo non poteva essere più felice: un realismo spoglio, autentico e profondamente poetico, impaginato in un severo bianco e nero, con uno sceneggiatore d’eccezione come Federico Fellini. Location anonime della campagna laziale e umbra, attori quasi tutti non professionisti, presi dalla realtà, secondo la regola neorealista, e quasi tutti frati. Alla sua uscita il film ebbe incassi modesti ma, a distanza di tempo, è entrato di diritto tra i classici della storia del cinema italiano. Alle critiche positive si oppose solo la delusione di alcuni, che lo trovarono poco interessante dal punto di vista storico. Infatti il valore del film non è storico, ma poetico. Quando, negli anni Settanta, Rossellini tenterà la ricostruzione documentaria della storia (“Anno Uno”, “Il Messia”), i risultati saranno molto più modesti.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan

“Dal ritorno sotto la pioggia dal viaggio a Roma fino all’incontro con Santa Chiara e alla sequenza illuminante del bacio al lebbroso, Rossellini mantiene un registro stilistico rigoroso, fatto di austerità e povertà, insistendo sulla logica ingenua e folle che separa il comportamento francescano da quello razionale mondano.” Da SAN FRANCESCO NEOREALISTA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

« Archivio »

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA