SIAMO IL RACCONTO CHE CI FACCIAMO


Editoriale del 30 agosto 2013

Siamo maestri di parallelismo e di serialità. Riusciamo a fare contemporaneamente più cose a livelli diversi e siamo anche capaci di far passare i nostri processi fisici e mentali entro la sequenza lineare della nostra coscienza, che così li può analizzare singolarmente.
Edoardo Boncinelli ha proposto di assimilare ogni atto di coscienza a una specie di clessidra, ove i due bulbi corrispondono al complesso di eventi nervosi paralleli prima e dopo il passaggio attraverso lo stretto foro che li unisce, e che rappresenta il breve istante in cui questi eventi sono costretti a muoversi in serie, l’uno dopo l’altro, per dar luogo alla presa di coscienza di ciascuno di essi.
È stato calcolato che questo istante ha una durata compresa tra i 250-300 millisecondi, il tempo minimo perché un qualsiasi stimolo, interno o esterno, possa giungere alla coscienza, e una ventina di secondi, l’estensione oltre la quale non può andare la nostra memoria di lavoro, e che costituisce il tempo massimo durante il quale possono permanere nella nostra mente sensazioni, pensieri e ricordi che vi si sono affacciati. La media è di 2-5 secondi: per questo siamo costretti a essere maestri di cucito, più o meno abili a tessere i frammenti del nostro vissuto cosciente e a farne un racconto coerente.
Noi siamo questo racconto e i legami tra i singoli punti di quel vissuto sono spesso più ampi e significativi dei dettagli che vengono imbastiti insieme. Se si perde questo racconto, si perde il mondo, ed è l’esperienza più simile alla morte che si possa fare nella vita.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Da Atto di forza (Total Recall, 1990) diretto da Paul Verhoeven, con Arnold Schwarzenegger

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