Lunedì scorso nel mio editoriale ho pubblicato un’invettiva in forma di tautogramma scritta a caldo dopo aver assistito a una scena di disgustoso servilismo da parte di un soggetto al cui confronto Fantozzi appariva come un eroe greco. L’invettiva non raccontava la scena ma era rivolta alla categoria di chi si prostra senza alcun pudore davanti al potente di turno, anche piccolo, per avere dei favori. O per mantenerli. Ebbene in molti, anche per telefono, mi hanno chiesto di raccontare il fatto che aveva ispirato il tautogramma e io ho promesso che il lunedì successivo, cioè oggi per chi legge, lo avrei raccontato. Solo adesso però mi rendo conto che raccontandolo, anche cambiando i nomi, renderei riconoscibile la persona che di questa infima questione è la vittima. Dunque lo racconterò cambiando quasi tutto. Lascerò intatto solo il carattere dei protagonisti e il sordido gioco delle parti che ha portato il nostro svalutatissimo genere umano a fare l’ennesima figuraccia.
Dunque: sto partecipando a una festa che celebra un successo imprenditoriale del padrone di casa. Conosco pochi invitati. Sono lì per compiacere l’insistenza di chi mi ha accompagnato.
Il proprietario – diciamo che si chiama Pinco Palla – fa gli onori di casa distribuendo battute e celebrando con enfasi la sua abilità. Mentre passa davanti al buffet reggendo un bicchiere un giovane che si era appena servito si gira e sbatte contro di lui. Il Brunello di Montalcino che Pinco Palla teneva in mano vola sul suo viso, mentre la fetta di torta con salsa di mirtilli che il ragazzo aveva nel piatto scivola sulla sua camicia e sul gilet per poi atterrare sulle sue scarpe lucentissime.
Improvvisamente intorno a lui cala un silenzio imbarazzato. Pinco Palla è lì, col viso che gronda vino e l’abito impreziosito dalla scia colorata di una torta ai mirtilli. È chiaro che vorrebbe uccidere il ragazzo, ma si controlla. “Non è niente” dice.
Il ragazzo invece vorrebbe scusarsi ma è molto balbuziente e, travolto dall’imbarazzo, non riesce a parlare: “Sss…scu…sa… io… io… sss… sono ..davv…davv…davvero…”
Pinco Palla a questo punto, rivelando le sue finissime qualità di umorista, comincia a fargli il verso.
Tra i presenti c’è qualche idiota che ride.
Il ragazzo, indignato, rovescia per terra il vassoio col resto della torta e va via seguito dalla sua compagna.
Imbarazzo generale.
Ma per fortuna, tra i presenti c’è suo padre, chiamiamolo Carminelluccio, un dipendente di prima fascia di Pinco Palla. Sarà lui, adesso, a difendere il figlio… penserete.
Invece no.
Carminelluccio si avvicina al suo capo e, aiutandolo a pulirsi, si profonde in scuse criticando il figlio per la colpevole sbadataggine e soprattutto per l’inqualificabile gesto di rovesciare volontariamente la torta per terra. Poi, come se non bastasse, prega Pinco Palla di perdonarlo perché, dice, è un ragazzo che ha dei problemi. Non è cattivo ma ha un brutto carattere e tutto il suo impegno di padre per educarlo nel migliore dei modi è stato inutile…
A questo punto la persona che mi aveva invitato alla festa, disgustata, abbandona la sala.
Io la seguo.
E se un vassoio di profiteroles è finito per terra è stato solo perché sono inciampato.
Filippo Martinez (Inciampista)
“Lunedì scorso nel mio editoriale ho pubblicato un’invettiva in forma di tautogramma scritta a caldo dopo aver assistito a una scena di disgustoso servilismo da parte di un soggetto al cui confronto Fantozzi appariva come un eroe greco.” Da UNA STORIELLINA DISGUSTOSA – Editoriale di Filippo Martinez (Inciampatore)



