UNA VITA AUTENTICA


Editoriale del 01 aprile 2016

Cercando l’Autentico resto impigliata in un velo di bugia.
E allora volgo i miei passi verso il meraviglioso sperando
che un incantesimo mi salvi.
Ed eccomi al castello di Lusignan che Brantome
il poeta oggi certo rimpiange.
Il cantore delle dame galanti portava qui Caterina dei Medici che tra queste rovine credeva di udire le grida di Melusina.
Lei, fata di bosco, era autentica con la sua coda di serpente.
Per restare fedele a sé ogni sabato scappava
per trasformarsi in squame.
Era questa la sua dannazione.
Custodì il segreto con dolore omettendo
il suo lato oscuro al suo fedele marito.
Lui, temendo il tradimento, un brutto giorno la seguì e vide che il suo amore era un mostro di squame.
Non la bugia ma l’Autenticità di Melusina
fu distruzione per lui e prigione per lei.
La fata non resse il dolore e volò via per sempre dal castello.
Si dice che ora viva poco più a nord, in una torre a Chateau Fougeres.
Il suo castello non esiste più, così come il suo amore.
E oggi la ritrovo qui, sola con la sua coda.
«Basta essere fedeli a sé per essere autentici, ma non basta questo per una vita autentica. Cerco qualcosa che distrugga la mia dannazione».
Vola via, Melusina in un soffio di vento.
Spazza via il dolore e torna il velo di bugia.

Virginia Saba
(Autostoppista ad Aristan)

da Quando le donne avevano la coda (1970) diretto da Pasquale Festa Campanile. Con Giuliano Gemma e Senta Berger

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