VERTIGINI


Editoriale del 3 novembre 2015

Un capolavoro a ciel sereno, un incanto per gli occhi che travolge e appassiona. Capita di rado di vedere un film così emozionante, soprattutto se è tratto da una storia vera. Sarà che stavolta la storia vera è talmente incredibile da sembrare più fantastica di Harry Potter e Il signore degli anelli messi insieme: infatti è quella del funambolo francese che, nel 1974, passeggiò su un filo tra le Torri Gemelle di New York, a 400 metri d’altezza, senza protezioni. “The walk” di Robert Zemeckis (il regista di “Ritorno al futuro” e “Forrest Gump”) diventa insieme la rigorosa cronaca storica di un’esaltante impresa epica della realtà e un’intelligente allegoria dello spettacolo confezionata nella perfezione della più avanzata tecnologia digitale. Con straordinaria naturalezza la sceneggiatura snocciola come se fosse niente tutti i temi nevralgici e gli ingredienti di quello che costituisce l’opera d’arte: l’esigenza di autenticità, la bellezza come rischio, il ruolo imprescindibile del pubblico, il dna anarchico di ogni artista (con la polizia che bracca il protagonista come nelle comiche del muto), la fatica che si trasforma in magia, il bisogno di sincerità e il senso di sorpresa irripetibile. Su tutto, mai esplicitato dal film ma ben presente in filigrana nell’immaginario di tutti, il destino futuro delle Twin Towers e il senso di minaccia sul mondo. Lo stesso che prova lo spettatore, passeggiando anche lui sul filo a guardare giù, fra brividi di vertigine quasi intollerabile, la New York sottostante, come nella celebre sequenza di Harold Lloyd in bilico sull’orologio del grattacielo di Los Angeles, quasi un secolo fa. Cinema strabiliante in stato di grazia, l’arte sospesa tra terra e nuvole, immagini che lasciano senza fiato. Correte a vederlo in sala, perché va goduto assolutamente in 3D: il più efficace mai realizzato.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

Philippe Petit cammina sul filo sopra il traffico di New York

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