IN CROCIERA COL VIRUS


Editoriale del 14 maggio 2026

Gli anziani genitori di Maria Jesus, mia moglie, passano il loro tempo sulle navi da crociera. Lui ha novantatré anni, lei qualcuno in meno, sono tutti e due sciancati e fragili. A casa non ci chiediamo più dove si trovino, l’alba a Tangeri ce l’hanno descritta una decina di volte. D’inverno il clima è pessimo, ma i prezzi sono stracciati e approfittano delle super offerte.

“Si spende di più a stare a casa”, ha detto mio suocero. E dunque vivono in ospizi galleggianti.

“E le isole greche? Vi sono piaciute?”

“Ci siamo tenuti alla larga, non ce n’era una dove la popolazione non ci attendesse con i forconi. Però le abbiamo viste da lontano al tramonto, davanti a uno spritz e a un tagliere con salumi e formaggio.”

Per qualche tempo dopo il COVID hanno continuato a usare le mascherine FFP2, meglio non fidarsi, troppi sconosciuti. Poi si sono rasserenati. Agli inizi di maggio però è arrivata a bordo una pessima notizia: tre decessi sulla nave Hondius, salpata dalla Patagonia e in crociera nell’Atlantico. A provocarli è stato l’hantavirus, un virus dei topi.

La crociera si è trasformata in un inferno, sono ripiombati nell’incubo. Hanno paura di tutto, spuntano ratti da qualsiasi buco. Mia suocera ha visto del sangue nel buffet. Era quello di un topo rimasto schiacciato da una pesante pentola. Qualcuno le ha detto che in cucina appendono la carne al soffitto con dei ganci, ma i ratti, salendo l’uno sull’altro, riescono ad arrivarci comunque.

“L’unico giorno in cui siamo riusciti a prendere il sole a bordo piscina sono comparsi i droni. Un gavettone, uno scherzo del piffero, organizzato da quelli dell’animazione”.

“Era solo acqua?”

“Vai a saperlo. E se fosse stata contaminata da urina di topo? La malattia ha un’incubazione di sei settimane. Appena rientriamo ci mettiamo in isolamento nella nostra casa in campagna”.

Dove i topi non mancano. Non si sa quanti ne entrino a casa loro, mi chiamano per farli fuori. Ogni volta è un safari.

E dunque li aspettiamo con ansia. Torneranno vivi e vegeti, pronti per la peste bubbonica.

Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Mia suocera ha visto del sangue nel buffet. Era quello di un topo rimasto schiacciato da una pesante pentola. Qualcuno le ha detto che in cucina appendono la carne al soffitto con dei ganci, ma i ratti, salendo l’uno sull’altro, riescono ad arrivarci comunque.” Da IN CROCIERA COL VIRUS – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)

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