Capitolo 2 – IL BAGATTO, CORBEDDU, L’ARCANO DEGLI ARCANI – di Antonangelo Liori

Accusate un abigeatario d’aver rubato un toro che non ha rubato e costui diventa onesto per sempre.

Costui è Giovanni Salis noto Corbeddu, 30 anni di latitanza per sfuggire all’ingiusta accusa d’aver rubato un toro che voleva rubare ma che non rubò.

Assurge al cielo come il più onesto dei banditi essendo il bandito il più innocente fra gli onesti.

Il capostipite di questa schiera fu Ulisse.

La cui biografia è data dalle sue azioni, dalle quali il suo spirito declina.

Bandito innocente, Corbeddu fu da bandito ladro e assassino, ma difensore di orfani e vedove, vendicatore di poveri e miseri.

Fermò il capitano dei carabinieri che voleva fermarlo e lo face spogliare nudo, rubando a chi voleva disarmarlo sciabola e fucile, facendolo tornare con le sole mutande in paese

Lo fece per dimostrare d’essere al contempo spietato e compassionevole.

Gli donò la vita ma gli rubò l’onore.

Si salvò a Morgogliai grazie alla dissenteria: i suoi cinque compagni di sventura furono sterminati perché non soffrivano di colon irritabile.

Fosse nato 2.700 anni prima si sarebbe incarnato in Nabucosonodor.

Nella sua grotta, sulla strada che conduce al villaggio nascosto di Tiscali, raffigurò una bilancia davanti alla quale lui sedeva per dispensare la sua giustizia.

Ogni imputato aveva diritto a un difensore che si scontrava col pubblico ministero.

La vedova esponeva al ladro del suo maiale le prove a sua disposizione e chiedeva la condanna.

Il difensore esponeva la difesa.

Corbeddu emetteva la sentenza.

 Nessuno barava, perché la falsa accusa era il peggiore dei reati e si puniva con la morte.

Fu giudice imparziale: nessuno lo comprò.

Quando il re stesso, per mezzo del rappresentante di giustizia, gli domandò di intervenire per far liberare due imprenditori francesi sequestrati a Gadoni, lui intercesse con Torracorte che lo aveva in mano e contrattò un prezzo equo per il rilascio.

L’affare si concluse talmente bene che il re gli propose un premio in denaro.

Ma Corbeddu sdegnosamente rifiutò.

Perché era balente e non esistevano soldi al mondo sufficienti per acquistare il suo onore.

Fu ucciso dal tiratore scelto dei carabinieri Aventino Moretti mentre giocava a carte con un ragazzetto di 12 anni.  Ucciso a tradimento da uno stato traditore lui che mai nessuno tradì.

Il militare dedicò a lui una palla e l’altra al bambino,

Era il 1898 e aveva appena 54 anni anche se per il popolo aveva l’età di Noè.

La sua biografia sono le sue opere.

Come Ulisse.

E come Ulisse vide genti e popoli.

E attraversò la storia.

La sua Itaca fu la sua sete di giustizia.

E fu mago e giocoliere di legge e di piombo caldo.

Il bagatto.

“Un abile balente
fit timiu e connottu
ma su prunu cajente
non l’ha timiu etotu”

Un abile balente

Era conosciuto e rispettato
ma il piombo caldo
non lo ha perdonato.

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