Nel calcolo sommario della vita si intrecciano storie innumerevoli, tragiche e beffarde.
E così cuginetti che da bambini giocavano insieme si ritrovano da adulti coinvolti in giochi mortali, nei quali distinguere fra bene e male diventa mero arbitrio.
Così fu per Paska Devaddis, coinvolta nella faida che dilaniò la sua famiglia e un paese intero, Orgosolo, che dal 1905 al 1918 registrò pare un centinaio di omicidi nati dalla divisione del patrimonio di un ricco bandito morto senza figli ma con uno stuolo di nipoti.
Iniziò Egidio Podda a uccidere Carmine Corraine e poi Antonio Corraine uccise uno dei Podda. E in quell’omicidio videro fuggire Paska Devaddis, ragazzina, e suo fratello Battista.
Lui fu arrestato e lei si diede alla macchia, seguendo il fidanzato Michele Manca, per evitare di finire in prigione come tutta la sua famiglia.
Capita così, nel calcolo sommario della vita, che anche gli innocenti e teneri paghino per colpe non commesse, e si diventa imperatrici nel regno dei bosci senza averlo chiesto.
Affrontò, Paska, una vita di fatiche e di stenti, portandosi sempre dietro il suo abito da sposa, con la benda di seta cruda, filata da lei stessa sin da bambina.
Aveva 23 anni, Paska Devaddis, quando tutto iniziò, e un grande amore e una ancor più grande speranza.
Ma tutto si aggroviglia e si perde in quel gioco complicato che è la vita.
Si va avanti senza un perché, aggrappandosi a quel filo di speranza più forte della seta con la quale i bruchi costruiscono la propria corazza.
Fu un terribile autunno, freddo e piovoso.
E Paska iniziò a tossire.
E a sputare sangue dalla sua bocca dolce che avrebbe donato miele al marito e ai figli che avrebbe voluto avere.
Ma era sangue.
Sangue di male e di dolore.
Il suo promesso sposo e i compagni la condussero nella sorgente dove si dissetava sant’Anania, sperando che quell’acqua santa potesse fare il miracolo.
Ma dopo tre giorni Paska morì.
E nessun’acqua la potè fare resuscitare.
La condussero i banditi in tetro pellegrinaggio sino in paese, dove pie donne la vestirono come sposa adagiandola in “su tapize de mortu”, il tappeto di morte.
Poi furono chiamati i carabinieri.
E il magistrato.
E il medico legale che la visitò stabilì che la causa del decesso fosse la tisi.
E stabilì che aveva conservata intatta la sua verginità, perché il suo uomo voleva rispettarla sperando di poterla avere il giorno del matrimonio, come da antica tradizione.
Nel calcolo sommario della vita si intrecciano storie innumerevoli, tragiche e beffarde.



