GLI OSCAR AL TEMPO DEL COVID


Editoriale del 27 aprile 2021

“Nomadland” è un film sopravvalutato, ma probabilmente il più adatto a quest’anno malato e claustrofobico. Dei 3 Oscar vinti l’unico sensato è quello alla bravissima Frances McDormand come migliore attrice protagonista, però non condividiamo neppure questo perché se lo meritava di più Vanessa Kirby con “Pieces of a woman”. Il premio come miglior film ci pare esagerato e quello per la miglior regia a Chloé Zhao ancora più regalato. Saranno stati l’ideale ecologista e l’angoscia per la pandemia a far apprezzare la scelta della protagonista di vivere all’aperto, nello spirito americano dei libri di Thoreau e del country di Willie Nelson: “Nomadland”, delicata elegia a base di tramonti e spazi sconfinati, acque limpide in cui gettarsi nudi e senzatetto nullatenenti ma ricchi di un’umanità che scarseggia nei bravi borghesi, era senz’altro l’opera più ecumenica, quella capace di mettere d’accordo un po’ tutti. Forse non il migliore tra quelli candidati, però non ci possiamo lamentare di capolavori trascurati, perché capolavori non ce n’erano proprio. A eccezione di “Soul”, che infatti ha vinto giustamente come miglior film d’animazione e come migliore colonna sonora. Prevedibili gli Oscar assegnati all’alzheimer di Anthony Hopkins, visto che l’interpretazione della malattia o della disabilità è vincente a prescindere, e agli effetti speciali di “Tenet”, film per il resto quasi insopportabile. Azzeccati anche i premi a Daniel Kaluuya, perfetto in “Judas and the Black Messiah”, e alle splendide fotografia e scenografia di “Mank”, opera troppo da cinefili e addetti ai lavori per essere consacrata da un premio così popolare. Dispiace per “Pinocchio”, assai più sofisticato per trucchi e costumi del banale “Ma Rainey’s black bottom”, forse premiato perché la truccatrice è un’arzilla novantenne che, invece di andare in pensione vent’anni fa, è rimasta lì a conquistarsi l’Oscar. Dispiace meno per Laura Pausini: la sua canzone per il brutto film “La vita davanti a sé” ha una melodia accattivante alla Whitney Houston che poteva anche accalappiare gli americani, però ci è già venuta un po’ a noia e andremo subito a comprare il cd della vincitrice “Fight for you” da “Judas and the black messiah”.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Dispiace meno per Laura Pausini: la sua canzone per il brutto film «La vita davanti a sé» ha una melodia accattivante alla Whitney Houston che poteva anche accalappiare gli americani, però ci è già venuta un po’ a noia e andremo subito a comprare il cd della vincitrice «Fight for you» da «Judas and the black messiah».”
Da GLI OSCAR AL TEMPO DEL COVID – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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