LA LUCE ACCESA


Editoriale dell'11 giugno 2021

Non mi accingo a parlare di sesso: fatto a luci accese o spente. Voglio parlare della luce che mi permette di leggere a letto la notte, comodamente sdraiato. Un’abitudine che ho da quando ero ragazzo e leggevo sempre qualcosa prima di addormentarmi. Ma quando ero giovane, nella casa accogliente dei miei genitori, avevo una stanza tutta per me, e l’unica controindicazione era che consumavo corrente. Che quando è dedicata alla lettura dovrebbe costare di meno.
Tutto cambia quando ti sposi, perché in Italia c’è l’usanza di dividere lo stesso letto, la famosa camera matrimoniale. Abitudine che va bene e ha una sua obbligatorietà quando si ha a disposizione una casa piccola o molti figli stipati nell’altra stanza. Ma noi abbiamo una casa grande e potremmo benissimo dormire in stanze separate, perché abbiamo due camere matrimoniali.
Per potermi permettere di continuare con la mia abitudine notturna ho imparato a coricarmi prima di lei, per poter avere almeno 10 minuti tranquilli di lettura. Rinuncio ai saluti di Vespa e a vedere chi c’è da Marzullo e salgo su. Quando arriva lei, chiudo il libro e spengo.
Negli altri casi lei strepita. E se la prende anche quando le dico che è strepitosa. Dice che con la mia lucetta non riesce a prendere sonno, deve sempre alzarsi presto, entrano le zanzare, anche quando non ce ne sono, e pungono soltanto lei. E questo è vero ed è uno dei motivi che d’estate favoriscono il nostro dormire nella stessa stanza.
Noi abbiamo fatto mettere due luci, lei ha la sua e io ho la mia che va sul mio cuscino. Così dovrebbe essere secondo il progetto. Invece, per un fenomeno strano la luce va sempre in faccia a lei. Perché quello che conta non è la direzione ma la percezione della luce.
Ci sono anche i casi in cui è lei che deve leggere qualcosa, oppure non ha sonno e allora si possono tenere le luci accese. Io ne approfitto, beneficio della doppia sorgente luminosa e spengo quando spegne lei.
Altro motivo di difficile sintonia sono i fattori climatici e tutto ciò che concorre a governarli: il caldo e il freddo, le porte chiuse o aperte, o le finestre, nonché le tapparelle.
Il mio con mia moglie non è un caso clamoroso, ma ci sono coppie in cui lei ha sempre freddo e lui soffre il caldo, oppure il contrario. In questi casi contano molto i rapporti di forza che si instaurano, il fatto che lavorino tutti e due favorisce una parità di pretese. Bisogna vedere a chi è intestata la casa, e se c’è un mutuo da pagare.
C’è anche la lotta per il territorio, cioè il letto, dove non puoi spaparanzarti, non puoi dispiegare la gamba. Inspiegabilmente, anche in letti spaziosi a due piazze, tutti e due i coniugi stanno coricati scomodamente sul bordo per evitare discussioni. Uno dei due misura i confini. Può capitare che lui batta il piede ogni tanto e lei non si abitua.
Anche i rumori notturni costituiscono motivo di attrito, perché quando li fa lui te li impone con gusto e simpatia, mentre lei li fa sporadicamente per distrazione. Conoscevo una coppia dove lui si alzava per prodursi fuori dalla stanza, nel corridoio. Importante in questi casi non rientrare subito dentro perché i tempi di dispersione non sono immediati.

Non di rado uno dei due coniugi ha paura degli spifferi, ha terrore delle correnti, specie se è accaldato o sudato. Nella famiglia di lei sono predisposti da varie generazioni all’artrosi e una volta, sempre la stessa che ha la paranoia, ha avuto il colpo della strega, che l’ha tenuta a letto e l’ha costretta a iniezioni dolorose di medicine che a lungo andare danneggiano il fegato e chissà quali altri organi. E tu cerchi di evitare, anche per non doverla curare, perché molto spesso uno i dolori se li inventa pur di colpevolizzarti o fare in modo di essere coccolato.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“Dice che con la mia lucetta non riesce a prendere sonno.”
Da LA LUCE ACCESA – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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