LO SPECCHIO INFINITO


Editoriale del 19 luglio 2013

Nei sistemi filosofici gnostici, della tarda antichità l’io che vive sulla terra è considerato solo una porzione passiva, una «parvenza» di noi stessi. La totale realtà del nostro essere è garantita dalla presenza di un’essenza spirituale, un angelo che vive al di là del mondo visibile. Solo guardando a quest’ultimo, che è il suo «doppio», e facendo con lui tutt’uno l’Io ritrova se stesso nella propria unità e realtà e riacquista la propria pienezza.
Non è dunque contemplando il proprio Io esteriore che si può prendere coscienza di sé: questo risultato può essere conseguito soltanto attraverso la fusione e la compenetrazione tra visibile e invisibile. Per rivelarsi compiutamente a se medesimo l’uomo deve assumere come proprio specchio l’infinito e sentirsi, contemporaneamente, se stesso e altro da sé.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Noi siamo infinito (The Perks of Being a Wallflower 2012) diretto da Stephen Chbosky. Con Logan Lerman e Emma Watsonr

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