Salmo 291 CON B O SENZA B


Editoriale del 1° maggio 2021

29/30 aprile: santa Caterina, patrona d’Italia e d’Europa. Come Caterina dei Benincasa, ventiquattresima figlia tra 25 (la sorella gemella muore neonata), oggi conosciuta Santa Caterina da Siena, sia arrivata a essere riconosciuta come “dottore” della Chiesa, mentre i genitori la volevano già da dodici anni destinata a far figli come loro, potrebbe sembrare un miracolo di sapienza infusa, come frettolosamente si dice. Di fatto, la stessa decisione testarda con cui rifiutò la decisione dei genitori, quella ragazzina dodicenne la mise nell’arrangiarsi a imparare in ogni situazione impossibile in cui veniva a trovarsi, a cominciare dall’imparare a leggere e a scrivere.
Un giorno, appunto, approfittò di uno dei tanti che la venivano a trovare nella sua stanzetta, «diventata cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di processionisti, tutti più istruiti di lei», per chiedere se in una parola del salmo 130 (131) c’era o non c’era la lettera b: perché se c’era doveva leggere “ablactatus” (svezzato) e se non c’era doveva leggere esattamente il contrario, “adlactatus” (allattato).
La risposta alla sua domanda la ricevette in una lunga lettera,datata «in Prato per la festa della Natività della Vergine Maria» del 1374, in cui curiosamente il suo dotto interlocutore comincia dicendo che per una intuizione, «per uno intendimento, il quale singularmente per allora m’occorse», quella parola doveva essere senza b, e quindi Caterina doveva leggere e sentirsi di fronte a Dio come bambina tranquilla e fiduciosa che ha appena gustato «la dolcezza del latte sopra del petto della madre sua».
Poi però, continua il dotto, si ricorda di leggere altri dotti, compreso sant’Agostino, e finisce preferendo la parola con la b, e dilungandosi in toni moralistici a illustrare come di fronte a Dio Caterina debba sentirsi come bambina che, svezzata dal latte, e cioè «rinunziando a ogni dolcezza di questa vita» deve passare ai cibi dei grandi, fino al «perfetto cognioscimento e amore» di Dio.
Il dibattito se quella parola era o no senza b, continua ancora oggi, e purtroppo la risposta dei più dotti è ancora quella sbagliata, così che nelle traduzioni voi leggete sempre “come un bambino svezzato è l’anima mia”, e nelle “lectio divine” degli specialisti tutti a ripetere le scontate riflessioni moralistiche del caso.
Che la risposta giusta, al di là dei dibattiti di morale, fosse quella del primo “intendimento”, appare dalle semplice lettura del testo ebraico, qualora si decida di leggerlo con non problematica fedeltà ai dettagli. Dove chi parla è proprio una donna che, come in altri casi, i dottissimi maschi sono riusciti a nascondere. Tuttavia, il testo è lì, con la medesima costanza di quella ragazzina cresciuta ascoltando le sapienze dei dotti, ma sapendole sempre passare al filtro delle sue testarde intuizioni:

«Signore, non si esalta il mio cuore
né si alzano i miei occhi
e non cammino in cose grandi
e in meraviglie oltre me (stessa):
invece la mia anima resta tranquilla e in silenzio
come un bambino appena allattato in braccio a sua madre;
come questo bambino su di me è l’anima mia.

Avendo imparato a scrivere per conto suo,
così Caterina inizia quasi ogni sua lettera:
«Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo,
scrivo a te nel prezioso sangue suo…».
Ma era inchiostro o sangue?

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“29/30 aprile: santa Caterina, patrona d’Italia e d’Europa.”
Da Salmo 291 CON B O SENZA B – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

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