UN VIAGGIO IN SARDEGNA


Editoriale del 11 settembre 2014

Joseph A. Campbell, erede della Campbell Soup Company e indiscusso re delle zuppe di pomodoro in barattolo, giunse a Zeddiani, un piccolissimo paese della Sardegna, nel giugno del 1956, su espresso invito di Peppino Musu, agricoltore. L’ospite americano restò sbalordito davanti all’eccezionale qualità dei pomodori che i quattro ettari di Peppino producevano. Volentieri li avrebbe voluti dentro le sue famose scatole di latta colorate di bianco e di rosso: sarebbero stati perfetti per la “macaroni salad” o per quella nuova ricetta che aveva in mente, con manzo dell’Oregon e broccoli saltati. Ma in quei giorni d’estate non finì mai di tessere le lodi della moglie e delle due piccole figlie dell’agricoltore, che avevano fatto crescere con passione, una per una, quelle migliaia di piantine, innaffiando, zappettando, concimando e potando. Di ogni pianta avevano, a tarda primavera, sollevato da terra il tronco ormai robusto, per legarlo a esili ma resistenti canne. Nessun artificio genetico, pensò, avrebbe mai potuto compiere i miracoli che le mani di quelle tre donne producevano sui pomodori.
Ora J. A. Campbell, l’indiscusso re delle zuppe di pomodoro in lattina, col suo sigaro in mano, si accarezzava pensoso la corta barba grigia, mentre guardava ammirato per l’ultima volta le donne di Peppino che riempivano di dolci sardi la valigia del suo ritorno. In nessun’altra parte del mondo aveva mai visto pomodori così belli. Ma non erano stati loro a fare la sua felicità, in quel breve soggiorno in Sardegna.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

una pubblicità degli anni ’50 della Campbel

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